Colombia: mons. Ceballos (Puerto Carreño), “arrivano sempre più spesso bambini venezuelani denutriti, galoppano prostituzione infantile e traffico di droghe”

Un numero sempre maggiore di bambini malati, denutriti, esposti alla prostituzione e alla vendita di droghe. Questa la drammatica situazione dei minori venezuelani, spesso indigeni, che riempiono le strade di Puerto Carreño, il capoluogo del dipartimento orientale colombiano del Vichada. Solo il grande fiume Orinoco separa la località colombiana dal Venezuela. L’allarme arriva direttamente dal vescovo del vicariato apostolico di Puerto Carreño, mons. Francisco Ceballos attraverso un lungo e dettagliato resoconto scritto inviato anche al Sir direttamente dal vescovo.
“Un buon numero di bambine, bambini adolescenti migranti venezuelani arrivano malati o si ammalano con facilità – scrive il vicario apostolico -. Lo dimostrano i venti casi di bambini ricoverati per denutrizione acuta, negli ultimi sei mesi, nell’ospedale San Juan de Dios di Puerto Carreño. O i tre casi di peso insufficiente alla nascita, i quattro casi di morte tardiva perinatale o neonatale; i o cinque casi di morte di bambini sotto i cinque anni a causa di infezione respiratoria acuta o di diarrea acuta curata in ritardo; o gli otto casi di malaria. Oltre a questi, abbiamo 42 minorenni incinte, 4 della quali tra i 13 e i 14 anni. I 26 parti, 3 dei quali da ragazze di 13 anni. O il caso di un ragazzo tredicenne con Hiv”.
Anche in Vichada, aggiunge il vescovo, come accade molto più a nord nel deserto di La Guajira, i bimbi indigeni continuano a morire per denutrizione: i mezzi di informazione hanno parlato di sei casi, ma in realtà alla Pastorale sociale risulta che siano un numero maggiore.
Il resoconto di mons. Ceballos prosegue riferendo dei bambini migranti che in gran quantità “deambulano per le strade con i loro genitori, chiedendo l’elemosina. Tra gli adolescenti ci sono quelli che si dedicano a vendere dolci, quelli che dormono all’aperto, quelli che si sanno allo spaccio di droga o semplicemente al furto nelle strade, per poter sopravvivere”. Intanto, “la prostituzione infantile e giovanile, associata all’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, galoppa per le strade”, anche e soprattutto tra gli indigeni, come segnalano i sacerdoti e i diaconi permanenti più impegnati.
Il vescovo scrive che le istituzioni preposte hanno attivato alcuni programmi di protezione e salvaguardia dei diritti di queste persone, ma con risorse largamente insufficienti rispetto a un fenomeno che continua a crescere.
Da qui l’allarme di mons. Ceballos: “Siamo stati solidali, per la verità, ma per i migranti minori d’età dobbiamo fare di più”, offrendo alimentazione, ma anche istruzione e salute. “Il vero problema è che la tragedia ha tracimato rispetto alle possibilità e alle infrastrutture di Puerto Carreño” e a quanto viene messo in atto dalle autorità, dalla Pastorale sociale, dalla Croce rossa e da altri organismi internazionali.
L’appello finale viene fatto attraverso le parole di Papa Francesco: “Il valore di ogni Istituzione si misura per il modo in cui tratta la vita e la dignità della persona umana, specialmente in situazioni di vulnerabilità, come nel caso dei bambini migranti”.

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