Papa Francesco: ai greco-cattolici ucraini, “la Chiesa sia luogo dove si trova porta sempre aperta”. No a schiavitù “dell’orologio”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La primaria in tutte le vostre attività” sia “la preghiera, la vita spirituale. È la prima occupazione, nessun’altra le va anteposta”. È l’esortazione rivolta, stamattina, in udienza, da Papa Francesco ai membri del Sinodo permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina, prendendo spunto dal programma pastorale intitolato “La parrocchia viva, luogo d’incontro con Cristo vivente”, adottato alcuni anni fa il Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina.
“La Chiesa è chiamata a realizzare con vari mezzi la sua missione pastorale. Dopo la preghiera, viene la vicinanza”, ha aggiunto il Pontefice, che ha invitato i pastori a “stare con la gente, vegliando a fianco di chi attraversa la notte del dolore. La vicinanza dei pastori ai fedeli è un canale che si costruisce giorno per giorno e che porta l’acqua viva della speranza”. “La Chiesa – l’auspicio del Santo Padre – sia il luogo dove si attinge speranza, dove si trova la porta sempre aperta, dove si ricevono consolazione e incoraggiamento. Mai chiusure, con nessuno, ma cuore aperto; mai stare a guardare l’orologio, mai rimandare a casa chi ha bisogno di essere ascoltato. Noi siamo servitori del tempo. Noi viviamo nel tempo. Per favore, non cadere nella tentazione di vivere schiavi dell’orologio! Il tempo, non l’orologio”.
Francesco ha ricordato l’iniziativa umanitaria che ha promosso nel 2016 per offrire aiuto a chi era stato più direttamente colpito dal conflitto: “A quella prima iniziativa, ormai sostanzialmente conclusa, vorrei che seguissero altri progetti speciali. Già in questa riunione si potranno fornire alcune informazioni. È tanto importante essere vicini a tutti ed essere concreti, anche per evitare il pericolo che una grave situazione di sofferenza cada nel dimenticatoio generale. Non si può dimenticare il fratello che soffre, da qualunque parte provenga. Non si può dimenticare il fratello che soffre”.
Alla preghiera e alla vicinanza il Papa ha, poi, aggiunto una terza parola: sinodalità: “Essere Chiesa è essere comunità che cammina insieme. Non basta avere un sinodo, bisogna essere sinodo”. E indicato i tre aspetti che ravvivano la sinodalità: l’ascolto, la corresponsabilità e il coinvolgimento dei laici. “L’unità nella Chiesa sarà tanto più feconda, quanto più l’intesa e la coesione tra la Santa Sede e le Chiese particolari sarà reale. Più precisamente: quanto più l’intesa e la coesione tra tutti i vescovi con il vescovo di Roma. Ciò certamente non deve ‘comportare una diminuzione nella coscienza della propria autenticità ed originalità’ (Orientale lumen, 21), ma plasmarla all’interno della nostra identità cattolica, cioè universale. In quanto universale, essa è messa in pericolo e può venire logorata dall’attaccamento a particolarismi di vario tipo: particolarismi ecclesiali, particolarismi nazionalistici, particolarismi politici”.

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