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Usa-Messico: mons. Seitz (El Paso), “America ha dimenticato Dio”

(da New York) “Un governo e una società che vedono bambini e famiglie in fuga come minacce; un governo che tratta i minori in custodia peggio degli animali; un governo e una società che voltano le spalle a madri incinte, bambini e famiglie sono un governo e una società malati”. Mons. Mark J. Seitz, vescovo di El Paso in Texas, si definisce un medico delle anime e non esita ad emettere una precisa diagnosi per il suo Paese: “Gli Usa soffrono di indurimento del cuore”. È un’America che ha dimenticato la regola d’oro, le lezioni della scrittura, il comandamento dell’amore quella che le foto e i filmati di questi giorni hanno ritratto, e soprattutto “è un’America che ha dimenticato Dio”, secondo mons. Seitz, che lo scorso giovedì ha attraversato a piedi il ponte di Ledo che collega gli Stati Uniti alla città messicana di Ciudad Juarez per accompagnare un gruppo di migranti respinti al confine e ammassati in questo avamposto della speranza; dopo che il programma “Rimani in Messico” ha dispiegato ingenti forze di sicurezza alle frontiere che non fanno altro che frenare o restituire, dopo una detenzione angosciosa e senza alcun servizio di base, centinaia di migranti e di famiglie. “Dio bussa qui, al confine – ha continuato il presule di El Paso -. Bussa nella lotta per la speranza, la libertà e la famiglia. Bussa nella vita di Jakelin e Felipe e Oscar e Valeria (i migranti trovati morti sugli argini del Rio Grande) e bussa nei nostri vicini”. Il vescovo chiede ai suoi connazionali di guardare a “questi vicini non come ad alieni o illegali”, ma come genitori che vogliono salvare i figli da violenza e malnutrizione: “Non hanno forse diritto a questo? Non hanno diritto ad un lavoro e a sostenere le loro famiglie? O preferiremmo che morissero sulle rive del Rio Grande perché la loro presenza ci disturba?”.

Mons. Seitz, che ha definito la decisione di attraversare il ponte “un’azione di fede”, insiste nel dire che la durezza del cuore nasce dal non mettersi nei panni di chi soffre, nel rifiuto di soffrire per i maltrattamenti inflitti dai rappresentanti del nostro Paese, nel “non sentire la fame e il freddo di chi parte”. Le politiche adottate al confine e le lunghe attese in condizioni disumane, spingono sempre più persone a tentare l’attraversamento in zone pericolose, come è successo ad Óscar Alberto Martínez Ramírez e alla figlia di 23 mesi, Valeria, la cui foto è diventato l’emblema di questa tragedia. “Abbiamo già assistito alla morte di nove persone la scorsa settimana, nel tentativo di attraversare la frontiera, ed è terribile. Dobbiamo cercare di fare qualcosa per questo sistema inadeguato che sta causando la morte di persone che fuggono per salvarsi la vita”, ha concluso il vescovo.

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