Lettera Papa Francesco a Chiesa in Germania: p. Fares, “gestire squilibrio, essere realistici senza perdere la gioia, uscire verso situazioni di peccato, essere vicini alla gente”

La Chiesa tedesca è in una fase di preparazione al suo cammino sinodale e Papa Francesco con una sua Lettera “al popolo di Dio che è in cammino in Germania” ha voluto condivi­dere la preoccupazione dei suoi fratelli e sorelle “per il futuro della Chiesa in Germania” e procedere “accanto” alla Chiesa tedesca, accogliendo la sua proposta di un cammino sino­dale. Diverse la sfide che questa Chiesa deve affrontare: populismo, morale sessuale, celibato sacerdotale, diminuzione della pratica sacramentale. Ma che cosa ha scritto Papa Francesco? Nel numero de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato 6 luglio, padre Diego Fares mette in luce alcuni punti della Lettera, 13 paragrafi scritti in spagnolo. Anzitutto, spiega il gesuita, il Pontefice torna su temi già accennati in altre occasioni, quali la consolazione che il Signore dona ai fedeli, anche in tempi difficili; le tentazioni del neopelagianesimo e dello gnosticismo; le tensioni e gli squilibri provocati dall’annuncio evangelico; i 5 modi possibili di essere Chiesa “in uscita”; il sensus ecclesiae e la sinodalità. Importante, sottolinea padre Fares, che Francesco non parli “del” popolo di Dio, ma si rivolga “al” popolo di Dio come soggetto che nel suo insieme, vive una tribolazione. Di qui il riferimento alle precedenti Lettere al popolo di Dio in Cile e a tutto il popolo di Dio in occasione di abusi. “Le sfide devono essere superate – afferma con decisione il Papa -. Dobbiamo essere realistici, ma senza perdere la gioia, l’audacia e la speranza”. La tentazione fondamentale è “lasciarci derubare del­la nostra forza missionaria”. “Oggi – scrive, tra l’altro, Francesco – siamo chiamati a gestire lo squilibrio. Non possiamo fare qualcosa di buo­no, evangelico se abbiamo paura dello squilibrio”. Il Papa, prosegue Fares, “indica cinque modi di uscita: andare a incontrare i nostri fratelli più vicini, quelli alle soglie dei nostri templi; uscire per ungere tutte le realtà terrene”; uscire “per toccare in maniera reale” le “molteplici passioni e situazioni di peccato e disuguaglianza che tanti vivono; uscire per risvegliare nei più giovani la passione per il Regno; uscire per sviluppare il gusto spirituale di essere un popolo, di essere vicini alla vita della gente”.

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