Chiesa in Cina: p. Sosa, per “inculturarsi” servono “discernimento, vita spirituale, sforzo intellettuale, disponibilità ad imparare dai cristiani non cattolici”

Nel suo intervento, il 25 marzo scorso, alla presentazione presso “La Civiltà Cattolica” del libro “La Chiesa in Cina, Un futuro da scrivere”, il preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Arturo Sosa, ha ricordato il compito della Chiesa e della Compagnia di inculturarsi nella complessa e mutevole realtà cinese secondo lo stile “kenotico” di Gesù. Almeno quattro, si legge nell’intervento di Sosa pubblicato sul quaderno n.  4057 della rivista in uscita sabato, i requisiti per attuare questo compito. “Scrivere il futuro della Chiesa in Cina – assicura il preposito generale – parte dalla domanda: come e dove si manifesta l’azione dello Spirito Santo nella società cinese oggi”. Di qui l’importanza della “capacità di discernimento”. “E questo – prosegue Sosa – va anche di pari passo con la crescita nella vita spirituale” perché “il futuro della Chiesa in Cina, come in qualunque altra parte del mondo, dipende dalla profondità della vita spirituale dei suoi mem­bri e dalla vitalità spirituale delle comunità cristiane, che conduca a una valida conversione istituzionale”. Occorre inoltre “un grande sforzo intellettuale che permetta di approfondire la comprensione del contesto socio-politico-culturale della Cina e le sue tendenze evolutive”. Infine, “la conoscenza delle sfaccettature del cattolicesimo cinese, con la disponibilità ad apprendere dai cristiani non cattolici”. Secondo p. Sosa, “la riconciliazione all’interno della Chiesa cinese sarà un processo lungo, mediante il quale si potranno superare i conflitti del recente passato, sanare tante ferite e giungere a guardare insieme al futuro da scrivere”. La riconciliazione nell’ambito della Chiesa “permetterà di camminare, al contempo, verso la riconciliazione con tante altre dimensioni della vita politica, sociale e culturale cinese, in mezzo a una rapida trasformazione di tutte le sue forme”. Una “prospettiva entusiasmante”, conclude, “per quanti si identificano con la missione della Chiesa”.

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