Venezuela: mille cittadini bloccati alla frontiera con il Perù. Vescovi Cile, “violati i diritti umani, non restringere le possibilità d’ingresso”

Più di mille cittadini venezuelani bloccati alla frontiera tra Perù e Cile. Dallo scorso 23 luglio, il ministero dell’Interno cileno chiede come requisito per l’ingresso la presentazione di un visto turistico. Di fronte all’emergenza due chiese di Tacna, città peruviana di confine, hanno aperto le loro porte per accogliere di notte più di trecento persone. Il visto turistico, per quanto riguarda i cittadini venezuelani, può essere chiesto nelle rappresentanze diplomatiche di qualsiasi Paese del mondo e permette ai migranti di cercare lavoro legalmente in Cile, anche se si tratta di un permesso di un anno, prorogabile per un altro e non di un permesso di soggiorno definitivo. Secondo alcune stime, negli ultimi tre anni, in Cile, sono entrati quasi 300mila venezuelani. Ieri, di fronte alla situazione che si è venuta a creare, la Conferenza episcopale cilena (Cech), attraverso la Pastorale sociale Caritas e l’Istituto cattolico cileno per le migrazioni (Incami), ha espresso la sua preoccupazione per la crisi umanitaria che si vive alla frontiera, di fronte a una scelta che “viola i diritti umani” di numerose persone. La nota sottolinea la mancanza di una legge che tenga conto del nuovo contesto latinoamericano e prosegue: “Vogliamo continuare a dialogare con le autorità in materia migratoria. Comprendiamo la necessità di regolare la mobilità umana, di fronte alla limitata capacità di accoglienza che ha il Paese, ma rivolgiamo un forte appello alla misericordia e a non restringere le possibilità d’ingresso di una comunità in difficoltà. Chiediamo di lavorare insieme per stabilire una politica integrale che regoli il fenomeno migratorio e permetta di affrontare nella maniera migliore le sfide del transito delle persone, specialmente di quelle costrette a fuggire da gravi situazioni politiche ed economiche”.

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