Libano: Operazione Colomba, “arresti e torture sui rifugiati siriani. Demolite 5.682 strutture semi-permanenti che ospitavano profughi”

Aumentano le incursioni dell’esercito libanese nei campi profughi in particolare nella valle della Beqaa. Durante le incursioni, molti fra gli uomini vengono interrogati e arrestati per mancanza di documenti in regola. È quanto emerge nel Dossier di Operazione Colomba, corpo Civile di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, presentato oggi a Roma, e dedicato alla violazione del principio di ‘non-respingimento’ e al peggioramento delle condizioni dei profughi siriani in Libano. “I profughi siriani – denuncia Operazione Colomba – hanno riferito un numero crescente di raid militari, che arrivano ad una frequenza di circa una volta a settimana nelle regioni con più campi profughi e nelle aree urbane. In molte occasioni, il luogo in cui vengono detenuti gli uomini, arrestati ai posti di blocco sull’autostrada o durante le incursioni nei campi, rimane sconosciuto per giorni. Segnalazioni su maltrattamenti e torture subite dai siriani all’interno delle prigioni libanesi sono state pubblicate da varie associazioni, testimoniando un preoccupante aumento di arresti arbitrari e un sovraffollamento delle carceri”. Nel mese di giugno 2017, Human Rights Watch ha segnalato “la morte di 5 cittadini siriani detenuti dall’esercito libanese, pubblicando le foto dei cadaveri, i quali recavano segni visibili di tortura”. I rifugiati subiscono, inoltre, “minacce e intimidazioni sociali” tra queste l’accusa di “essere la causa dell’aumento del tasso di disoccupazione e di tutti i mali economici del Libano. Si è registrato anche una crescita netta degli atti di violenza e di abuso contro i siriani, compresi atti di punizione collettiva”. Il Dossier evidenzia anche lo smantellamento di strutture in cemento nei campi profughi e l’aumento degli sfratti. Per decisione del Consiglio supremo per la difesa libanese “sono state demolite 5.682 strutture semi-permanenti che ospitavano profughi siriani, sulla base di un codice abitativo esistente da tempo ma in gran parte non applicato. Più della metà di queste strutture sono state smantellate dagli stessi profughi siriani. L’esercito libanese ha comunicato una data entro la quale i profughi avrebbero dovuto smantellare i loro stessi campi e sostituire le strutture in cemento con materiali meno durevoli come tela e legname, previa la minaccia che se si fossero rifiutati, le loro abitazioni sarebbero state demolite dall’esercito libanese”.

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