Libano: Operazione Colomba, “76% delle famiglie siriane rifugiate vive sotto la soglia di povertà”

“Il 76% delle famiglie siriane in Libano vive al di sotto della soglia di povertà, il 53% di esse vive in condizioni abitative al di sotto degli standard minimi previsti e il 74% dei profughi siriani di età pari o superiore a 15 anni non ha residenza legale”. Sono alcuni dei dati, relativi al censimento del 2017 sulla valutazione della vulnerabilità dei rifugiati siriani in Libano (Vasyr), riportati dal Dossier di Operazione Colomba, corpo Civile di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, presentato oggi a Roma, e dedicato alla violazione del principio di ‘non–respingimento’ e al peggioramento delle condizioni dei profughi siriani in Libano. Il Paese dei Cedri dopo aver adottato una politica di apertura delle frontiere tra il 2011 e il 2014, che ha permesso a più di 1,5 milioni di siriani di entrare nel Paese, dalla fine del 2014 ha cambiato atteggiamento nei confronti dei siriani. “Non essendo riconosciuti in quanto rifugiati, i loro diritti in Libano non sono tutelati dal diritto internazionale. Come tali, i siriani non hanno libertà di movimento, né diritto all’istruzione, all’occupazione e all’assistenza sanitaria. Nel maggio 2015 – denuncia Operazione Colomba – il governo ha chiesto ufficialmente che l’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) smettesse di registrare i siriani presenti nel Paese”. Secondo un sondaggio effettuato nel 2019 dalla stessa agenzia Onu in Egitto, Iraq, Libano e Giordania, “solo il 5,9% dei profughi siriani intende tornare in Siria nel prossimo anno. La maggior parte dei profughi siriani non considera le aree controllate dal regime siriano come sicure per il ritorno, temendo la mancanza di servizi base, sostentamento e riparo, ma soprattutto il rischio onnipresente di violenze arbitrarie, arresti, torture e coscrizioni forzate”.

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