Ecumenismo: 56ª sessione Sae. Oggi una tavola rotonda a quattro voci sul “Dio dei poveri”

Alla 56ª sessione di formazione ecumenica del Sae in corso ad Assisi la giornata di oggi è dedicata al tema “Il Dio dei poveri”: migranti, rifugiati, senzatetto. Il tema è stato introdotto nella meditazione biblica mattutina offerta dal sacerdote bolognese Matteo Prodi che ha commentato il brano lucano della chiamata del ricco Zaccheo, la cui conversione di Zaccheo “è molto laica: mette le mani dove il suo cuore è più attaccato, la ricchezza materiale. Riesce a farlo perché qualcuno si è preso cura di lui, ha messo gli occhi nei suoi occhi”. E risuona ancora la visione di Papa Francesco: le ricchezze sono relazionali e servono per costruire la fratellanza universale.
Si è dialogato sul tema nella tavola rotonda interreligiosa a quattro voci: quella ebraica di Anna Foa, con un intervento a distanza; cattolica di Stefania Monti; valdese di Paolo Ricca; musulmana di Yassine Lafram. Nell’ebraismo – ha scritto Foa – la povertà è relazionata alla “zedaquah”, l’atto di riparare a essa ad opera dello “zaddiq”, l’uomo che soddisfa il precetto del soccorrere il povero. Non si tratta di una elargizione volontaria ma dell’osservanza di un precetto. La pratica della carità secondo giustizia aiuta a perdonare i peccati. La povertà in Francesco, ha detto Monti, “è orientata alla fraternità e alla pace”. La clarissa cappuccina ha invitato ad “ascoltare i poveri, riconoscersi tali quanto alla ricerca di senso e cercare di cambiare i nostri stili di vita”. Il teologo valdese Paolo Ricca, si è soffermato sulla povertà in senso esistenziale: “Siamo mendicanti di senso perché abbiamo difficoltà a capire. Tutto è avvolto nel mistero. Più vado avanti e meno conosco e più il mistero si infittisce. Alla fine della vita solo Dio saprà fare luce sul mistero”. Yassine Lafram, presidente dell’Ucoii, per la prima volta relatore alla sessione del Sae, ha evidenziato che “la carità è intesa da Dio come atto di culto: nessuno sarà credente se non ama suo fratello come ama se stesso. Facciamo parte di un corpo, e se un organo è malato ne risentono anche gli altri. L’accoglienza ha un significato molto importante: chi rifiuta di aiutare un orfano e un povero rinnega Dio. La carità è una virtù da praticare sia nelle avversità che nella prosperità”. Lafram ha, poi, definito il dialogo interreligioso “non una moda di stagione ma la quotidianità. Teme il dialogo chi non ha un’identità consistente, chi è vulnerabile. Il dialogo aiuta a conoscere l’altro e anche a conoscere noi stessi”.

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