Perù: vescovi, “tutti responsabili per risolvere i conflitti sociali, come quello della Tía María”

La presidenza della Conferenza episcopale peruviana interviene per la seconda volta in una settimana sui conflitti sociali nel Paese, citando in particolare i casi del progetto minerario della Tía María, nella regione di Arequipa (oggetto del precedente comunicato) e dello sversamento di petrolio a Datem del Marañón, nella regione amazzonica di Loreto. I vescovi sottolineano le responsabilità di ciascun attore sociale di fronte a tali situazioni. Le imprese “hanno la responsabilità di cercare una crescita economica sostenibile in armonia con l’equità sociale, specialmente con le comunità originarie e con il rispetto per l’ambiente”. Inoltre, sono chiamate “a sciogliere qualsiasi tipo di dubbio e preoccupazione riguardo alle attività estrattive e a collaborare nello stabilire canali di dialogo, con trasparenza e onestà”.
I governi regionali e locali “devono avere una vocazione al dialogo”. Sono chiamati a tutelare l’ambiente delle comunità e a lavorare intensamente per il miglioramento della qualità di vita dei cittadini”. Al Governo nazionale compete “promuovere lo sviluppo integrale, dare veste istituzionale ai tavoli di dialogo e vigilare sul rispetto di tutti gli accordi, nel contesto di un dialogo rispettoso di tutti e ben informato, garantendo la compatibilità delle attività imprenditoriali con la sostenibilità sociale e ambientale”.
A questo proposito, la Conferenza episcopale fa notare che “la costruzione della fiducia è strettamente vincolata alla verità, alla reciproca credibilità e al ruolo di uno Stato neutrale e garante dei diritti di tutti”.
Infine, le comunità devono partecipare ed esprimere la propria opinione “con responsabilità e libertà, tenendo in conto non solo il proprio bene, ma quello comune della regione e del Paese”. Al tempo stesso, “le popolazioni hanno diritto a protestare, in un contesto di legalità e assicurando che le manifestazioni siano pacifiche”, mantenendosi “aperte al dialogo e senza posizioni estremiste”.

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