Risparmio: pratica in crescita tra gli italiani per avere più “sicurezza”. Il 52% riesce ad accantonare denaro

In Italia il risparmio esiste ancora. Lo dice l’edizione 2019 dell’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani presentata oggi da Intesa Sanpaolo e dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi. Dalla ricerca emerge che nonostante le difficoltà dell’economia, nel nostro Paese sono cresciuti il ceto medio e la sua capacità di risparmiare. Nel 2019, un milione e trecentomila famiglie sono entrate a far parte del ceto medio oppure vi sono rientrate. In base all’indagine, negli ultimi tre anni i bilanci delle famiglie hanno riacquistato parte della prosperità perduta durante la crisi. Il 57,5% percepisce un reddito compreso tra i 1.500 e i 3.000 euro al mese contro il 51,7% dei tre anni prima. Dopo aver toccato il minimo storico del 39% nel 2013, i risparmiatori superano di nuovo i non risparmiatori (52% contro 48%). Aumentano i proprietari di case: il 63% dei patrimoni è infatti rappresentato da immobili. Tornano a crescere le aspettative pensionistiche e aumenta il numero delle assicurazioni per i rischi della salute e della longevità. Il risparmio gestito raggiunge il 15,3% degli intervistati e oltre l’80% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto dell’investimento.
L’indagine fa rilevare comunque come una quota consistente del risparmio finisca ancora nell’accantonamento in conto corrente e non negli investimenti. “Il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza – si legge nello studio –, la liquidità è stabile al secondo posto; segue il rendimento di lungo termine. Si conferma anche nel 2019 l’avversione al rischio degli intervistati, anche a costo di sacrificare il rendimento. Quando impiegano il risparmio, gli intervistati continuano a mettere al primo posto l’obiettivo della sicurezza (62,2% contro il 59,6% nel 2018); al secondo posto si conferma il bisogno di liquidità (37,9%)”.

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