Profeti: don Pinto (Facoltà Teologica Pugliese), “le loro azioni simboliche non artifici di comunicazione ma parola potente”

“La straordinarietà di alcune scelte che pongono il profeta contro il senso comune avallano la qualità della sua missione. Le azioni profetiche prendono il nome di azioni simboliche”. Lo ha ricordato don Sebastiano Pinto, docente alla Facoltà Teologica Pugliese, intervenendo al corso per referenti dei settori per l’apostolato biblico e la catechesi per le persone disabili, organizzato ad Assisi dall’Ufficio catechistico nazionale. Il docente ha citato i 32 casi in cui “i profeti hanno compiuto gesti o azioni simbolici, con i quali cioè essi hanno non detto ma rappresentato, espresso con i gesti, ‘drammatizzato’ la parola o l’azione di Dio o la realtà di Israele di fronte a Dio”. Segnalando il “carattere delle azioni simboliche”, don Pinto ne ha indicato la “struttura tripartita”: ordine divino di eseguire l’azione; l’esecuzione; la spiegazione, in cui “appare anche la dimensione della parola, sia nell’ordine di esecuzione, sia nell’interpretazione del gesto”. Da parte sua l’invito a non guardare alle azioni simboliche “solo come espediente didattico o come semplici artifici della comunicazione”. “Anziché considerare le azioni simboliche come un’aggiunta pedagogica alla parola parlata è apparso chiaro che l’azione in se stessa è una parola potente – ha spiegato -. Le azioni simboliche rappresentano una prefigurazione creativamente vigorosa di eventi futuri”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa