Diocesi: mons. Lorefice (Palermo), “la nostra città capitale degli incontri e dell’accoglienza”

“La nostra mano – e penso qui naturalmente alla mia, alla nostra, alla mano del vescovo e della Chiesa di Palermo – nel segreto riparo del sottocoperta, deve protendersi per accarezzare il tentativo generoso di tutti: le case – ordinate o scombinate, equilibrate o disastrate, regolari o irregolari – hanno tutte diritto alla carezza consolante del Vangelo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel suo discorso alla città, pronunciato ieri sera, in piazza Marina, in occasione del festino della patrona, santa Rosalia. Riferendosi alle “nostre case e alle nostre famiglie”, il presule ha incoraggiato a custodire “la fatica e la bellezza del vivere assieme di ogni coppia, la dignità mai giudicabile di ogni amore, di ogni slancio appassionato verso l’altro in cerca di felicità”. Poi, l’attenzione alla città. E il “no” alle “separazioni fittizie tra il popolo e le élites”. “Svegliati e alzati, Palermo, sii capitale degli incontri e dei confronti – è l’incoraggiamento di mons. Lorefice alla città -; capitale delle mani strette e dei racconti lunghi; capitale aperta alle differenze e gioiosa della sua tradizione; capitale del mare e della terra, della giustizia e dell’accoglienza”. Guardando alla Chiesa locale, l’arcivescovo ha auspicato che sia “intrepida nella testimonianza, unita nell’amore, mai divisa di fronte alle esigenze del Vangelo, capace di umiltà e di ascolto, ma pronta a gridare per salvare il diritto dell’orfano e della vedova”. Infine, citando Enrico Berlinguer e Aldo Moro, mons. Lorefice ha segnalato l’esigenza della “centralità della responsabilità etica e la necessità di un rinnovamento linguistico della politica”.

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