Diocesi: Carpi, prima messa in cattedrale per mons. Castellucci. “Ogni nostra speranza accompagnata da Maria”

Prima messa nella cattedrale di Carpi celebrata da mons. Erio Castellucci come amministratore apostolico della diocesi. L’ha presieduta stamani, nella festa della Beata Vergine del Monte Carmelo, cogliendo l’invito del parroco, don Massimo Dotti. Numerosi i fedeli presenti. Nell’omelia, commentando le letture della festa, tratte dal primo libro dei Re, protagonista il profeta Elia sul Monte Carmelo, e dal Vangelo di Giovanni, con Maria e il “discepolo amato” ai piedi della croce sul Calvario, l’arcivescovo Castellucci ha evidenziato in entrambi i testi un elemento in particolare, ovvero il monte. Il Carmelo, che è una vera montagna, “è simbolo dell’incontro con Dio, dell’ascensione verso di lui”, mentre il Calvario, “un piccolo rilievo”, è “immagine della vergogna umana, dell’abbassamento totale”. “Di entrambe le realtà, simboleggiate dai due monti, è fatta l’esistenza umana”, ha affermato l’arcivescovo, precisando tuttavia che “il Calvario non è solo fallimento, da lì, infatti, nell’affidamento del discepolo amato, da parte di Gesù, alla madre e viceversa, nasce una nuova vita, una nuova famiglia, che è la Chiesa”.
Nelle parole del presule la consapevolezza che “la festa della Madonna del Carmelo ci ricorda che Maria è presente su entrambi i monti, che ogni nostra esperienza, bella o dolorosa, è accompagnata dalla Vergine Santa, che copre tutto con il suo manto”. Mons. Castellucci ha quindi ricordato che “la Madonna è colei che ci sprona a salire, che ci incoraggia, e che ci aiuta a far nascere una vita nuova, perché una madre non abbandona mai i suoi figli”. Al termine della messa, il ringraziamento dell’arcivescovo. “Sono lieto di celebrare la mia prima messa in questa splendida cattedrale proprio in occasione della festa della Madonna. Don Massimo mi aveva detto che sarebbe stata una messa feriale con poche persone… vedo invece che siete tanti. Se sono così partecipate le messe feriali, non oso immaginare quanto lo siano quelle festive!”, ha concluso mons. Castellucci.

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