Mafia: Borrometi (giornalista), “totale strafottenza verso legge e istituzioni. Servono forte presenza dello Stato e controllo del territorio”

La cittadina di Vittoria (Ragusa), il cui Comune è stato sciolto l’anno scorso per mafia, “è il cuore pulsante di enormi interessi economici e imprenditoriali”; il suo mercato ortofrutticolo è il più importante del sud Italia e il secondo a livello nazionale. Intervistato dal Sir, il siciliano Paolo Borrometi, giornalista di Tv2000, che da anni denuncia le storture della mafia e per questo vive sotto scorta dopo un’aggressione e un attentato mortale cui è riuscito a sfuggire, la descrive come “una realtà complicata”. “Mi dispiace – aggiunge – che per scoprirla ci sia voluta la morte di due bambini”. Dopo il tragico incidente di giovedì – un Suv lanciato a folle velocità da un pregiudicato con precedenti per armi e droga, in una stradina dove che ha causato il decesso di due cuginetti – Borrometi rilancia la sua richiesta di una maggiore presenza dello Stato. “Non voglio assolutamente denigrare le Forze dell’ordine alle quali sono anzi molto grato”, precisa ringraziando la polizia per l’arresto immediato dell’investitore e degli altri tre fuggitivi che erano in macchina con lui, uno dei quali figlio di un capomafia, “ma purtroppo la coperta è corta. Lì c’è bisogno di un maggiore controllo del territorio, questa città non può essere in balia dei delinquenti” ma “servirebbero più uomini e mezzi”. Un Suv lanciato a 160 chilometri orari in una stradina è “un comportamento criminale ritenuto normale da gente che non teme lo Stato ma vive con l’arroganza del sentirsi padroni di tutto al di sopra delle leggi”. Per il giornalista “c’’è una totale strafottenza nei confronti della legge e delle istituzioni. Questa gente si sente al di sopra di qualsiasi regola. Ecco perché lo Stato deve farsi sentire forte”. Una situazione incancrenita da anni “in cui magistratura e Forze dell’ordine hanno fatto il proprio dovere ma la maggior parte dei cittadini si è girata dall’altra parte; in cui gli imprenditori si sono rassegnati a pagare il pizzo senza denunciare. Anche gran parte della Chiesa – denuncia Borrometi – si è girata dall’altra parte e non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto e potuto fare”.

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