Incidente mortale ex Ilva: mons. Santoro (Taranto), “inaccettabile”. “Sia fatta piena luce sulle responsabilità, c’è bisogno di giustizia”

Parole forti, dolenti, che raccontano l’incredulità, la rabbia, la voglia di giustizia di un’intera comunità. L’arcivescovo della diocesi di Taranto, mons. Filippo Santoro, ha affidato ad una nota lo sgomento per l’ennesimo incidente mortale all’ex Ilva di Taranto, oggi Arcelor Mittal Italia. Il 10 luglio scorso, intorno alle 19.30, mentre la città era preda di un violentissimo tornado, Mimmo Massaro, operaio del siderurgico, con l’intera gru su cui lavorava, al quarto sporgente del porto, è finito in mare. Continuano le ricerche del corpo. Per il momento è ancora disperso. Prima di lui, a novembre del 2012, con la medesima dinamica scaturita dal forte vento, aveva perso la vita un altro dipendente, Francesco Zaccaria, di soli 29 anni. “Tutti siamo tornati a quel tragico giorno di 7 anni fa quando a morire fu Francesco Zaccaria – scrive mons. Santoro – 7 anni di custodi giudiziari, commissari e ora i nuovi proprietari per ritrovarci a piangere per un incidente avvenuto con le stesse identiche modalità: come è stato possibile? Come è stato possibile che Mimmo Massaro fosse sulla gru nonostante le condizioni meteo? Com’è stato possibile che la gru non reggesse l’impatto di un fenomeno che, in condizioni simili, si era già verificato? Tutto ciò è inaccettabile. Chiedo sia fatta piena luce sulle responsabilità, c’è bisogno di giustizia”. L’arcivescovo Santoro, questa mattina, nella Messa celebrata per i suoi 71 anni, ha dedicato le sue preghiere al giovane Mimmo e alla sua famiglia. “Ho sentito per telefono sua sorella Primula – prosegue la nota – che nel colmo del dolore chiedeva giustizia e ha manifestato una grande fede. ‘È con Gesù!’ mi ha detto, come lampo di luce in mezzo a queste dense tenebre. Non può più essere vano il sacrificio di tanti lavoratori; chi ha il dovere di intervenire deve farlo subito. Due fatti nelle stesse condizioni gridano che il tempo è scaduto. La natura si ribella con forza alle offese dell’uomo in tutti questi anni: non possiamo imputare a lei questa morte ingiusta! È dell’uomo la responsabilità, è del modello economico che ha scelto e che sacrifica altri uomini. Fermiamoci, riflettiamo, e prendiamo decisioni urgenti”.

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