Salario minimo: Di Maio (vicepremier), “legge di civiltà, auspico non ci siano divisioni tra maggioranza e opposizione”

“Non è più concepibile che nel nostro Paese ci siano cittadini pagati 2-3 euro l’ora”. Quella sul salario minimo è “una legge di civiltà che allinea l’Italia agli altri Paesi europei. Sono contento che si sia raggiunto l’accordo di maggioranza ma auspico che su questa legge non ci siano divisioni tra maggioranza e opposizione”. Lo ha affermato questa mattina il vicepremier e ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio, intervenendo alla presentazione del Rapporto annuale dell’Inps tenutasi a Roma presso la Sala della Regina di Montecitorio. Il vicepremier ha rivendicato che “le politiche di welfare sono state al centro della nostra azione”, poiché “profondamente consapevoli che puntare sui diritti sociali significhi garantire lo sviluppo della nostra Nazione”. E se “cambiano i modelli di lavoro, cambiano i modelli di welfare”, per Di Maio il “principio ispiratore per un moderno stato sociale è l’assunto che a maggiori tutele per il cittadino corrisponda sempre un percorso più forte di riattivazione e reinserimento nella società”. Per questo serve “un vero e duraturo patto tra cittadini e Stato”. “Lo Stato – ha spiegato – non abbandona i cittadini, sostenendoli nei momenti di difficoltà, ma a patto che il cittadino non sia più soggetto passivo delle politiche di welfare ma si attivi per tornare nuovamente ad essere parte del mondo del lavoro e contribuisca così alla crescita del sistema Paese”. “Non ci può essere crescita economica senza crescita sociale”, ha ammonito il vicepremier, convinto che “rafforzare lo stato sociale significa garantire pace sociale, pilastro fondamentale per garantire sviluppo e crescita sostenibile”. Di Maio ha ricordato l’impegno per “garantire la massima attenzione verso quei bisogni che via via si sono fatti sempre più impellenti” come “l’enorme conflitto sociale che la riforma delle pensioni, la legge Fornero, ha determinato”. “Con l’introduzione di ‘Quota 100’ siamo riusciti ad alleggerire quella tensione sociale che quella legge aveva creato nel Paese”, ha sottolineato, evidenziando come “alla fine dei primi 24 mesi di governo, grazie alle nuove politiche sociali lo Stato avrà consentito l’assunzione di circa 12.500 giovani operatori delle politiche di welfare per aiutare imprese e cittadini nel mercato del lavoro”.
Di Maio si è poi soffermato sul reddito di cittadinanza che “in poco più di 6 mesi ha raggiunto quasi 1 milione di nuclei famigliari erogando per ogni nucleo un assegno medio pari a circa 500 euro al mese al quale si andranno a sommare tutti gli altri strumenti di welfare compatibili”. “Il reddito di cittadinanza – ha osservato – è tra le misure di questo governo che maggiormente sta determinando un aumento dei consumi e continuerà a farlo. Per molti cittadini italiani rappresenterà un’occasione per uscire finalmente da una condizione drammatica” fornendo “una prospettiva di una formazione e la ricerca attiva di un impiego nuovo o maggiormente redditizio”. Si è aperta ora la “seconda fase del reddito”, che rappresenta la “parte più complessa perché necessità di un percorso condiviso tra Stato e Regioni che rivoluzionerà il sistema dei servizi per il lavoro”.
Dal vicepremier sottolineature poi sulla necessità di politiche per la natalità e per la famiglia e l’annuncio che “la prossima legge di bilancio vedrà al centro delle politiche del governo le famiglie e il ceto medio, una fascia ampia di popolazione che ha sofferto la crisi e che spesso non rientra nelle politiche di assistenza per le fasce più deboli”.

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