Fine vita: associazioni cattoliche, “no accanimento terapeutico. Cure palliative siano accessibili a tutti”

“Pur giovandosi di un continuo ed auspicabile progresso, la medicina attuale applicata ai casi clinici concreti talora” mostra “limiti insuperabili in ordine alla guarigione”; in tali casi “riteniamo doveroso per il medico astenersi dall’insistenza in trattamenti che, di fatto, si dimostrassero clinicamente inefficaci o sproporzionati”. Lo scrivono in un comunicato congiunto sei associazioni cattoliche, in vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita rilanciando, in particolare, “l’urgente esigenza di aumentare sforzi e risorse per una maggiore implementazione delle cure palliative, in grado di assicurarne l’effettiva fruibilità su tutto il territorio nazionale per le persone che ne hanno necessità, come del resto sancito dalla legge 38/2010”. “Con altrettanta convinzione, nella nostra società spesso connotata da forme di utilitarismo ed efficientismo – proseguono le associazioni –, rifiutiamo senza tentennamenti ogni ‘logica di scarto’ tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità” come una sorta di “peso infruttuoso” per la comunità, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni”.

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