Eutanasia: don Maffeis (Cei), “la morte procurata non può vestirsi da atto terapeutico o da gesto benefico”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il bene indisponibile della vita rimane tale anche quando irrompono la malattia, la sofferenza e la paura: tali condizioni, ribadisce il testo, chiedono di non abbandonare la persona a una solitudine disperante, assicurandole ogni aiuto necessario per la cura e il sollievo. Ne è parte l’impegno per una cultura nella quale la morte procurata non possa vestirsi da atto terapeutico o da gesto benefico; una cultura che sul crinale del dolore e della sofferenza offra ancora lo spessore di risposte autenticamente umane”. Lo scrive don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, nella newsletter settimanale richiamando l’appello al Parlamento perché, evitando di lasciarsela sottrarre dalla Corte Costituzionale, “eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia del fine vita” firmato in maniera unitaria da Associazione Scienza & Vita, Forum delle Associazioni Familiari, Movimento per la vita, Associazione Medici Cattolici Italiani, Forum Associazioni Socio-Sanitarie, Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici.

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