Nota Penitenzieria apostolica su confessione: card. Piacenza, “non è giustificazione o tolleranza degli esecrabili casi di abusi”

“Il testo della Nota non può e non vuole essere in alcun modo una giustificazione o una forma di tolleranza degli esecrabili casi di abusi perpetrati da membri del clero”. A precisarlo è il card. Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, nella nota esplicativa alla Nota della Penitenzieria apostolica sull’importanza del foro intero e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. “Nessun compromesso è accettabile nel promuovere la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e nel prevenire e contrastare ogni forma di abuso, nello spirito di quanto costantemente ribadito da Papa Francesco e recentemente regolato con il Motu Proprio Vox estis lux mundi”, precisa il cardinale, citando la parte della Nota in cui si spiega che “la difesa del sigillo sacramentale e la santità della confessione non potranno mai costituire una qualche forma di connivenza col male, al contrario rappresentano l’unico vero antidoto al male che minaccia l’uomo e il mondo intero”. Nel contesto di una “società fortemente mediatizzata”, in cui domina “il desiderio morboso di far circolare le notizie, vere o false che siano, amplificate o sminuite secondo gli interessi” – all’insegna dello slogan “tutto oggi è in mostra, tutto si deve far sapere” – la Penitenzieria Apostolica, informa Piacenza, “ha ritenuto urgente ricordare in primo luogo l’assoluta inviolabilità del sigillo sacramentale, che è fondata sul diritto divino e non ammette alcuna eccezione”, “non solo per ‘lealtà’ nei confronti del penitente, ma, ancor più, per rispetto alla santità del sacramento”. Di qui la necessità di “insistere sull’incomparabilità del sigillo confessionale con il segreto professionale cui sono tenute alcune categorie”, come medici, farmacisti, avvocati, “per evitare che le legislazioni secolari applichino al sigillo – inviolabile – le deroghe legittimamente previste per il segreto professionale”. “Il segreto della confessione non è un obbligo imposto dall’esterno, ma un’esigenza intrinseca del sacramento e come tale non può essere sciolto neppure dallo stesso penitente”, il monito di Piacenza: “Qualora venisse meno la fiducia nel sigillo, i fedeli verrebbero scoraggiati dall’accedere al sacramento della Riconciliazione, e ciò, ovviamente, con grave danno per le anime”.

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