Morte card. Sgreccia: mons. Paglia, “lascia un grande vuoto”. “Il dialogo è stato una costante del nostro rapporto”

“La scomparsa del cardinale Elio Sgreccia lascia certamente un grande vuoto”. È quanto dichiara mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, sulla figura e sull’opera del card. Elio Sgreccia, nel giorno in cui si celebrano i funerali del porporato scomparso il 5 giugno alla vigilia dei suoi 91 anni. “Lo ricordo – ero ancora giovane prete – come uno dei pionieri nel mondo della medicina e della pastorale sanitaria, soprattutto sul versante della ricerca relativa ai problemi della bioetica”, prosegue Paglia: “È stata molto importante, nel suo approccio, l’integrazione tra dottrina cristiana e materie scientifiche, insegnando che la Chiesa può legittimamente parlare di scienza e lo può fare con cognizione di causa, con rigore, con intelligenza e fede nell’umano. Da qui anche il dialogo che abbiamo sviluppato, nel corso degli anni, su come dare vita a quella nuova ‘civiltà dell’amore’, su cui tanto insisteva Giovanni Paolo II, e che passa per tutte le fasi della vita umana, soprattutto i primi anni formativi all’interno della famiglia, che è il vero grembo capace di accogliere, custodire, proteggere, far sviluppare una nuova vita matura e consapevole”. “Dal 2016, quale presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il dialogo con il cardinale presidente emerito è stato una costante del nostro rapporto”, racconta il presidente dell’Accademia pontificia: “Parlavamo spesso della decisa volontà di Giovanni Paolo II nell’affrontare tali temi. E, per il loro riflesso pastorale, fu proprio Giovanni Paolo II che lo volle, come vescovo e studioso, nominandolo presidente. E più volte abbiamo parlato della necessità di allargare l’orizzonte della bioetica anche ai temi legati all’ambiente e alle nuove scoperte della tecnica”. “Oggi siamo chiamati a continuare questo lavoro ed entrare con saggezza e audacia – come ci dice Papa Francesco nella Lettera Humana Communitas – nei processi che caratterizzano la contemporaneità, in vista di una comprensione del patrimonio della fede all’altezza di una ragione degna dell’uomo”, conclude Paglia: “Per questo è decisivo partecipare alla discussione con tutti i soggetti perché lo sviluppo e l’impiego delle risorse, che scienza e tecnica ci mettono a disposizione, siano orientate alla promozione della dignità della persona e al bene più universale”.

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