Migranti: Pani (corridoi umanitari), “70% dei beneficiari sono donne, serve protezione ulteriore per quelle più a rischio”

(DIRE-SIR) “Tra le persone che abbiamo portato in Italia con i corridoi umanitari, le donne, che fanno parte di nuclei familiari monoparentali, sono il 70%: sono donne che hanno passato spesso un periodo di detenzione nella loro patria, per problemi di guerra o di regimi dittatoriali, ma anche periodi di detenzione durante il viaggio, che sappiamo essere costellato da bande criminali che lucrano su questi passaggi, quindi rapiscono queste persone, le tengono in ostaggio, chiedono il riscatto ai familiari”. Così Cecilia Pani racconta le donne beneficiarie del progetto dei “Corridoi umanitari”, che coordina per la Comunità di Sant’Egidio. Pani interviene durante l’incontro “Gender Migration – la specificità di genere nel contesto migratorio” che organizzato oggi nella sede dell’agenzia Dire. Il progetto dei corridoi umanitari attivo dal 2016, ha già portato in Europa circa 2500 rifugiati provenienti da diversi Paesi dell’Asia occidentale e dell’Africa orientale, attraverso canali legali e sicuri. I loro Paesi di provenienza sono Siria, Iraq, Eritrea, Somalia, Sud Sudan e Yemen. “C’è bisogno di una protezione ulteriore- afferma Pani- le agenzie internazionali, l’Onu in particolare evidenziano i casi di donne a rischio: donne con particolari problemi o perché sono genitori soli, o perché hanno subito abusi. Vengono segnalate come bisognose di ulteriore protezione, non sempre raggiungono prima di altri i canali di trasferimento, come il resettlement o ricollocamento”. I corridoi umanitari, attivi in Italia grazie a un accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri, sono interamente finanziati dalle realtà promotrici: oltre a Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e la Tavola Valdese.

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