Corridoi umanitari: arrivati a Roma Fiumicino 58 profughi siriani dal Libano. Marco Impagliazzo, “fare bene il bene è possibile. Ad accogliervi c’è un’Italia unita”

“Siete arrivati in Italia e trovate ad accogliervi un Paese unito. I corridoi umanitari sono il segno di un’Italia unita attorno a voi e mostrano la grande tradizione umanistica, civile e cristiana del nostro popolo”. Con queste parole unite all’augurio di “Eid Mubarak” ai musulmani che oggi festeggiano la fine del mese sacro del Ramadan, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha dato il benvenuto ai 58 profughi siriani arrivati a Roma con un volo dal Libano, grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Con loro sono oltre 2.500 le persone fino ad oggi accolte e integrate in Europa con questo progetto. Il gruppo giunto questa mattina è composto da tantissimi bambini. Le loro famiglie sono originarie di Aleppo, Damasco e Homs (è presente anche un iracheno) ed hanno trascorso gli ultimi anni nei campi profughi in Libano. Tantissime le storie di vita che si intrecciano. C’è la storia di Simon Alhabib, 25 anni, originario di Homs, arrivato con un corridoio umanitario due anni fa. Accolto a Trastevere dalla Comunità di Sant’Egidio, oggi parla italiano e lavora in un ristorante. Ha in mano un mazzo di fiori rossi. Sono per la sua fidanzata Rodina, anche lei di Homs. Bloccata in Libano, Simon ha fatto di tutto per farla imbarcare su un volo aereo e ora la abbraccia tra lacrime e commozione. Il loro sogno è quello di tutti i ragazzi della loro età: essere semplicemente una famiglia. C’è anche la storia di Majd e Naher e il loro figlioletto di un anno Razan. Sono qui a Fiumicino per accogliere la sorella di lui e i suoi 4 figli. Per loro è già pronta una casa grande a Fiano Romano. Arrivano invece da Aleppo Waafà e Mohammad Dib e i loro tre figli. “Siamo felicissimi di essere finalmente in Italia – dicono in arabo -. Era il nostro sogno. In Siria la guerra ha distrutto tutto e in Libano per i nostri ragazzi non c’era futuro”. Come sempre ad accogliere i  nuovi arrivi ci sono associazioni, rappresentanti di movimenti e chiese ma anche singoli cittadini. Saranno loro a prendersi carico di accompagnare queste persone nel difficile processo di integrazione in Italia. Le destinazioni questa volta sono Messina, Firenze, Genova, Roma, Cosenza e Benevento. Il pensiero in questo “giorno di festa” va a tutti coloro che non ci sono più, a chi è finito nelle mani dei trafficanti e chi nel viaggio ha perso la vita. “La morte in mare non può essere un’opzione per l’Europa”, dice Impagliazzo. “L’unica opzione possibile sono i corridoi umanitari”. Gli fa eco Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che cita la parabola del Buon Samaritano, “l’unico che non gira la testa dall’altra parte ma si ferma a soccorrere l’uomo ferito. Non possiamo girare la testa dall’altra parte. Per questo siamo qui. E per questo chiediamo che l’Italia si faccia promotrice di corridoi umanitari europei”. Emanuela del Re, sottosegretario del ministero degli Esteri, dopo un benvenuto rotto da lacrime di commozione, promette: “Continueremo a promuovere i corridoi umanitari, ci crediamo talmente tanto che l’Italia lo proporrà all’Europa”.

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