Brasile: massacri in quattro carceri del Nord. Suor Pfaller (Pastorale carceraria) al Sir, “dal Governo politica repressiva, le nostre controproposte”

“Quando si verificano episodi di violenza e massacri di detenuti nelle carceri brasiliane le autorità giustificano sempre l’accaduto parlando di scontri tra fazioni. Ma le cose non stanno così. Le violenze sono il frutto strutturale della violazione di qualsiasi diritto umano”. Lo afferma suor Petra Silvia Pfaller, coordinatrice nazionale della Pastorale carceraria brasiliana, che commenta al Sir una delle settimane più drammatiche per le carceri brasiliane, in seguito agli scontri che hanno provocato la morte di 57 detenuti in quattro distinti istituti penali nello Stato di Amazonas. “Il Governo – prosegue la religiosa – dice sempre di non avere colpe per queste situazioni, ma non è vero. Le violenze sono conseguenza di politiche repressive, soprattutto nelle carceri privatizzate, come quelle dell’Amazonas”.
Un modello, quello della privatizzazione delle carceri, che rischia di essere esportato in tutto il Paese: “Ce ne sono anche nello Stato del Pará, dove le scorse settimane si sono verificati scontri e vittime, e anche nello Stato di San Paolo si vogliono imporre quattro strutture carcerarie di questo tipo”.
Per il futuro le prospettive non sono incoraggianti, dato che “la linea del governo Bolsonaro è altamente repressiva. Il disegno di legge anticrimine elaborato dal ministro Sérgio Moro è, in realtà, un disegno criminoso, destinato ad aumentare la violenza contro i poveri e neri, a inasprire le pene e a favorire la costruzione di nuove carceri. Una linea fallimentare, come si è visto in altri contesti, ad esempio negli Stati Uniti”.
Non mancano le controproposte da parte della Pastorale carceraria, emanazione della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), che ha elaborato un documento assieme ad altre 41 organizzazioni: “Proponiamo tra l’altro alternative al carcere non punitive, l’introduzione della giustizia riparativa, la proibizione di carceri privatizzate, l’ampliamento dei diritti dei detenuti e l’apertura delle strutture alla società”.

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