Pastorale: Settimana Cop. Voltan, “prepararsi al cambiamento con piccoli passi successivi”

“Nella chiesa padovana la situazione del numero di preti non è drammatica, ma ci poniamo anche noi la domanda sul segno dei tempi che è il loro calo, e reagiamo cercando di declericalizzare le nostre parrocchie puntando sulla soggettività di ogni comunità. Questo ci obbliga a interrogarci con sguardo nuovo sul tipo di pastori di cui le nostre comunità hanno bisogno se vogliono adeguarsi ai tempi, nella prospettiva della missione. Se si ragiona sul numero dei preti non si va lontano, se si lavora a comunità che si interrogano sulla missione di comunicare il Vangelo, è più promettente”. Sono i concetti che sottolinea don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la Pastorale della diocesi di Padova, aprendo a Torreglia (Padova) l’ultima giornata dei lavori della 69ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale. “Andare verso una pastorale più generativa – continua – significa anche ragionare sulle parole. ‘Perdita’, ad esempio – di sacerdoti, fedeli, offerte – non è il linguaggio della gratuità. Noi sentiamo ancora le parrocchie come centrali e questo ci impedisce di riconoscere che adesso noi preti, parrocchie e operatori pastorali, siamo periferia, non centro. Quando il Papa parla delle periferie, parla forse anche di noi. Ma essere periferici è un guadagno grande”.
“Cambiare – ammette don Voltan – è sempre difficile. Ma chi è interessato al cambiamento deve considerare tre stati: la visione, che è un processo di discernimento, il capire cosa cambierà; la condivisione, accettare il cambiamento e gestire i conflitti; prepararsi al cambiamento con piccoli passi successivi. Nella nostra diocesi siamo ancora agli inizi, all’intravedere la visione”.

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