Violenze a Manduria: ordinanze di custodia cautelare per un maggiorenne e 8 minori. Il procuratore, “secondo atto di una storia agghiacciante”

“Il secondo atto di una storia agghiacciante”. Definisce così il Procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo l’ulteriore esito delle indagini condotte dalla squadra mobile della Polizia di Taranto e dal servizio centrale operativo di Roma, sulla baby gang di Manduria, provincia di Taranto, che ad aprile scorso avrebbe indotto Antonio Stano a smettere di nutrirsi e lasciarsi andare alla morte, dopo mesi di vessazioni e bullismo. Questa mattina sono state emesse nove ordinanze di custodia cautelare per un maggiorenne e 8 minori, di cui sei non interessati dai precedenti provvedimenti. Dunque un secondo gruppo di ragazzi indiziati per i reati di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio aggravati. Alla chat degli “orfanelli”, si è aggiunta quella chiamata “Ultima di Carnali”, in cui i ragazzi si scambiavano video, foto, commenti sulle sortite notturne al povero Stano nel periodo di Carnevale. La chat serviva anche per organizzarsi concretamente, ad esempio su dove recuperare bastoni o sui partecipanti ai raid notturni. Il consulente tecnico nominato congiuntamente dalle Procure ha recuperato video dal telefono utilizzato per le riprese. Questo ha permesso di risalire a date precise e scoprire che Antonio Stano, dai primi di marzo subiva angherie continue, quasi quotidiane ed in alcune occasioni addirittura più volte in una stessa giornata. Dalle indagini si è inoltre risaliti ad una ulteriore vittima, anche questa affetta da disagio psichico, che i piccoli criminali per la sua fragilità hanno preso di mira. Con un pretesto erano riusciti a farlo uscire di casa durante la notte per poi pestarlo, con pugni e calci, per strada, arrivando a fargli saltare due incisivi. L’uomo, il cui fratello e la cui badante hanno sporto denuncia, si chiama Fiorello Stano. Ironia della sorte, omonimo di quell’Antonio Stano, morto due mesi fa nell’indifferenza della sua comunità. Antonella Montanaro, Procuratore capo del Tribunale dei minori di Taranto, definendo i ragazzi, che si trovano adesso in regime restrittivo chi in carcere minorile chi in comunità di recupero, parla di “particolare insensibilità, nei confronti di persone che per la loro condizione diventano oggetto di divertimento” e fa intendere che non ci sia stato alcun pentimento. “Hanno solo ammesso, di fronte alle prove”, commenta.

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