Pastorale: Settimana Cop. Mastantuono, “già il Concilio ha provato a sognare un volto ministeriale e comunionale della Chiesa”

“L’immagine di Chiesa plurale che ci ha consegnato il Concilio Vaticano II non significa una Chiesa meno sacerdotale, ma più ministeriale”: lo ha rilevato il pastoralista Antonio Mastantuono, vicepresidente del Centro orientamento pastorale, intervenuto stamattina a Torreglia (Pd) alla 69ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale sul tema “Quale Chiesa in una ‘Chiesa senza preti’”.
“Oggi vi sono tre paure che segnano le nostre comunità – ha evidenziato -: tradizionalismo, ecclesiocentrismo e clericalismo. Il tradizionalismo è la paura di affrontare con fiducia il presente e il futuro, che per un cristiano non è un ignoto avvenire ma la realtà del Regno di Dio che ci viene incontro sfidando i nostri schemi e richiamando una conversione pastorale. Chi è prigioniero del tradizionalismo elimina la dimensione escatologica. Ecclesiocentrismo è la paura di dialogare con il mondo, di chi vede la Chiesa come una cittadella difensiva. Il clericalismo è la paura del laicato, ovvero di perdere il potere: ricordiamoci che l’unica vera autorità è il servizio e l’unico potere è la Croce”.
Queste tre grandi paure generano un modello di Chiesa e una figura di prete che sta al centro, “ma già il Concilio aveva invece provato a sognare un volto ministeriale e comunionale. Proviamo a rileggere ‘la carenza del clero’ all’interno di questa prospettiva. Occorre superare la prospettiva della vedova di Zarepta – mangeremo l’ultima focaccia, poi moriremo – e rovesciare l’approccio: ‘uscire’, come diceva Paolo VI e oggi anche l’Evangelii Gaudium di Francesco. La Chiesa deve andare verso una dimensione missionaria, è chiamata ad annunciare il Vangelo. Una dimensione che non è in contrasto con quella comunionale, ma s’intreccia con essa in un equilibrio inscindibile”.

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