Cile: emergenza venezuelani bloccati alla frontiera. La diocesi di Arica ottiene che siano lasciate passare famiglie con minori

Settecento profughi venezuelani sono rimasti bloccati alla frontiera tra Perù e Cile, a Chacalluta-Santa Rosa, poiché le autorità cilene hanno iniziato a chiedere il visto umanitario su passaporto (così come hanno deciso di fare anche le autorità peruviane da qualche giorno). Solo nella serata di ieri il Governo, in seguito alle richieste pervenute dalla Chiesa, ha acconsentito a far passare le famiglie con minori. A segnalare la pesante situazione è, tra gli altri, la diocesi di San Marcos de Arica, che ieri ha emesso una nota nella quale si stigmatizza la situazione e si segnala che molti migranti arrivano dopo viaggi durati molti giorni o addirittura mesi e di conseguenza non possono avere la documentazione richiesta per entrare regolarmente in Cile.
La nota denuncia che tra questi migranti ci sono “bambini di tutte le età che hanno bisogno di urgente attenzione, donne incinte, persone malate, esposte alle intemperie e all’inclemenza del clima, che si sentono impotenti a dare soluzione al loro progetto migratorio”.
Di fronte a tale scenario, restano mobilitate per portare l’aiuto possibile organizzazioni ecclesiali e umanitarie, come l’Incami (l’Istituto che segue i fenomeni migratori per la Chiesa cilena), il Servizio gesuita al migrante (Sjm), l’Istituto nazionale per i diritti umani, la Fondazione Scalabrini, associazioni di migranti.

Ieri il vescovo di San Marcos de Arica, mons. Moisés Atisha, si è recato alla frontiera per conoscere di persona la situazione e ascoltare i migranti. In seguito a trattative con le autorità, le famiglie con minori sono salite in bus accompagnate dallo stesso vescovo, riuscendo ad attraversare la frontiera.

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