Diocesi: card. Bagnasco (Genova), “non dire che Dio è fondamento di opere buone significa affidarsi a soggettivismo che crea una società disumana”

“Giovanni Battista non si ferma a indicare l’Agnello che riscatta le colpe degli uomini, ma ne proclama anche le conseguenze morali. E lo fa in un contesto storico e culturale che non era per nulla favorevole: egli ricorda la necessità della conversione, di abbassare i colli e spianare le valli, di una vita nella verità”. Lo ha affermato oggi il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nell’omelia pronunciata nella cattedrale di san Lorenzo, durante la celebrazione in occasione della solennità di San Giovanni Battista, patrono della città di Genova. “La figura austera e limpida del Battista – ha proseguito il porporato – oggi può apparire poco duttile, eccessiva, non accogliente, scostante rispetto alla liquidità generale. Tuttavia di lui Gesù disse: ‘Non vi è uomo più grande!'”. Partendo dalla sua figura, il card. Bagnasco ha invitato ad una duplice riflessione. “Sia un Dio vago che non incide sulla vita, sia una morale senza Dio sono carenze diffuse nel nostro tempo e che insidiano tutti”. Invece, “San Giovanni testimonia che Dio entra nella concretezza dell’esistenza e che il criterio sicuro del bene e del male è la sua Parola di verità e amore”. Infatti, per il cardinale, “a volte si predica un Gesù senza ricadute concrete sulla vita” ossia “un Dio talmente aereo che non disturba le nostre abitudini, i gusti individuali, le posizioni di comodo, le scelte che sono considerate buone a prescindere”. Secondo tale visione, esisterebbe “un Dio talmente compassionevole che ci ama senza verità, poiché l’amore è inteso solo come sentimento e la verità è sostituita con l’opinione. Ma un Dio che non ci dice come vivere, che non ci indica il bene e il male può essere condiviso ma è irrilevante. Potremmo dire che a volte si parla di Dio senza conseguenze”. “Altre volte – ha proseguito – si parla di una vita moralmente onesta, ricca di opere buone, ma senza parlare dell’origine, della Bontà che è sorgente di ogni bene particolare: quasi che il Dio Creatore e la sua rivelazione fossero non necessari per condurre una vita virtuosa, come se il soprannaturale fosse superfluo alla natura umana”. Per questo, ha sottolineato, “non dire che il fondamento delle opere buone, della virtù, del dovere è Dio significa affidarsi al soggettivismo che crea una società disumana”.

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