Rapporto Istat: nel 2050 oltre 6 milioni di 15-64enni in meno, Italia tra i pochi a sperimentare significativa riduzione della popolazione in età lavorativa

Nel 2050 la quota dei 15-64enni potrà scendere al 54,2% del totale, circa dieci punti percentuali in meno rispetto a oggi. Si tratta di oltre 6 milioni di persone in meno che alimenterebbero la popolazione in età da lavoro. Il processo di riduzione, avviatosi già dalla metà degli anni ’90, sembra destinato a subire una brusca accelerazione tra il 2030 e il 2040. È quanto emerge dal “Rapporto annuale 2019” diffuso oggi dall’Istat, secondo cui “l’Italia sarebbe così tra i pochi Paesi al mondo a sperimentare una significativa riduzione della popolazione in età lavorativa”.
Rispetto ai saldi migratori, l’Istat stima un’immigrazione che, dalle iniziali 349mila unità del 2018, scende fino 289mila unità all’anno nel 2050. Si prevede, quindi, che nell’intervallo 2018-2050 potrebbero immigrare complessivamente in Italia 10,5 milioni d’individui. Parallelamente, ci si aspetta un numero annuo di emigrati che passa da 160mila nel 2018 a circa 129mila nel 2050: nel complesso, circa 4,5 milioni di persone potrebbero emigrare tra oggi e il 2050.
Secondo l’Istat, c’è “un’elevata probabilità (78%) che la popolazione residente al 2050 risulti inferiore a quella odierna, scendendo da circa 60,4 milioni al 1° gennaio 2019 a 60,3 milioni nel 2030. Negli anni successivi, il calo risulterebbe più accentuato (58,2 milioni la popolazione nel 2050), con una perdita complessiva di 2,3 milioni di residenti rispetto al 2018”.
“La diminuzione della quota dei 15-64enni – prosegue il Rapporto – si accompagnerebbe a una sua trasformazione rispetto alla struttura per età dovuta all’asimmetrico avvicendamento tra le generazioni in uscita e in entrata, che rispecchia l’andamento delle nascite tra gli anni ’60 e ’90. Anche nella popolazione in età lavorativa si determinerebbe una struttura a piramide rovesciata tipica di una forza lavoro sempre più ‘anagraficamente matura’, con effetti potenzialmente rilevanti sull’interazione tra domanda e offerta di lavoro e sulle caratteristiche del lavoro impiegato dalle unità economiche”.

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