Corpus Domini: mons. Lambiasi (Rimini), “l’eucaristia ci educa alla conversione”

“L’eucaristia ci educa alla conversione”. Lo ha sostenuto, stasera, il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, nel discorso alla città, in occasione della solennità del Corpus Domini. “Il tipo di sviluppo fin qui perseguito dai Paesi industriali avanzati, fra i quali si pone il nostro, rischia di lasciare alle generazioni che ci seguiranno un mondo non più vivibile. Lo spreco delle risorse limitate e non rinnovabili del pianeta, l’accumulo progressivo e, in molti casi, irreversibile dell’inquinamento, il degrado dei delicati ecosistemi della terra, l’insieme di quei fenomeni di disgregazione sociale, cui si dà il nome di ‘entropia sociale’ hanno già alterato in modo grave aspetti irrinunciabili della qualità della vita”.
Per il vescovo, “tutti siamo responsabili dell’ambiente. Occorre pertanto cambiare il nostro modello di sviluppo. Dobbiamo assumere uno stile di vita sobrio, che ci offra l’opportunità di convertire il deserto in giardino e non di pervertire il giardino in deserto. La mentalità consumista è antieucaristica e non è solo distruttiva dell’ambiente. È anche autodistruttiva dell’umanità”.
Di qui il suggerimento: “L’unica via di uscita è costituita dalla conversione a un modello di sviluppo, centrato sull’uomo invece che sulle cose. Ma una simile conversione presuppone anche motivazioni adeguate, capaci di fare quanto finora la sola paura della catastrofe non è riuscita a fare. Per poter affrontare le rinunce richieste da questa difficile conversione, l’umanità avrà bisogno di una motivazione e di una speranza che le permettano di sentire che vale la pena di sacrificarsi per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra. Nella sua fede il credente può trovare per sé e offrire agli altri una simile motivazione e una simile speranza. Non solo perché riconosce alle generazioni future a godere dei beni della terra e di una vita degna dei figli di Dio, ma anche perché è consapevole del compito affidato da Dio all’uomo di essere non sfruttatore, ma custode e coltivatore del creato”.

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