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Papa in Mozambico: padre Suate (Radio Vaticana), “il suo arrivo possa essere occasione per una pace effettiva, solida e duratura”

“Siamo in un momento di tregua. Quando Giovanni Paolo II arrivò in Mozambico nel ’98 la sua visita fu un’occasione per avviare il processo di pace che si realizzò con la firma nel ’92. Speriamo che l’arrivo di Papa Francesco possa essere un’occasione per stabilire nel Paese una pace effettiva, solida e duratura”. Questa è la speranza con cui il Mozambico sta aspettando Papa Francesco. Dal 4 al 10 settembre il Santo Padre compirà un viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Maurizio, visitando nei rispettivi Paesi le città di Maputo, Antananarivo e Port Louis. Ad esprimere questa attesa di speranza è padre Bernardo Suate, responsabile della Sezione portoghese della Radio Vaticana, sacerdote della diocesi di Pemba (Mozambico), parlando del viaggio papale questa mattina a Roma con un gruppo di giornalisti in un incontro organizzato dall’Associazione Iscom, legata all’Università Santa Croce. “La prima reazione all’annuncio del viaggio papale – ha raccontato il sacerdote – è stata di grande giubilo”. Il Mozambico è un Paese che ha conosciuto anche nel suo recente passato molte sfide: una guerra civile durata 16 anni, la firma della pace nel 1992 e poi la ripresa del conflitto militare che vede contrapposti il partito al governo e quello all’opposizione. “In mezzo a tanti problemi, sfide e guerre – ha detto padre Bernardo – il popolo di Dio ha perseverato nella fede. Ci definiamo una Chiesa delle piccole comunità, una Chiesa-famiglia”. “L’arrivo di Papa Francesco – ha proseguito il sacerdote – è visto anche come un balsamo sulle nostre ferite”. Il Nord del Paese continua ad essere purtroppo mira di attacchi armati che provocano morti tra civili e forze di sicurezza. Vengono attaccate e bruciate anche chiese e cappelle cristiane e la Chiesa “è lì, con il popolo. Vive e soffre insieme alla gente”, ha sottolineato padre Suate. A questa mancanza di stabilità si sono aggiunti due cicloni tropicali che hanno colpito il Paese nei mesi di marzo e aprile provocando morti e distruzione. “Siamo una Chiesa con tante sfide – ha osservato padre Bernardo – ma ci piace vederci anche come una Chiesa viva, dinamica, unita, soprattutto in ascolto dei segni dei tempi, con un orecchio rivolto verso Dio e l’altro verso il popolo con le sue sofferenze, le sue attese, le sue speranze. È questa la Chiesa che troverà Papa Francesco”.

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