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Papa in Madagascar: padre Hasimana (diocesi di Morondava), “il suo insegnamento su povertà e uguaglianza ci tocca nel profondo. È uno di noi che arriva a casa”

“Un segno di speranza, di pace e di riconciliazione”. Con queste tre parole, padre Euphrem Audrey Hasimana, sacerdote della diocesi di Morondava (Madagascar), descrive il viaggio che Papa Francesco farà dal 4 al 10 settembre in Mozambico, Madagascar e Maurizio, parlando del viaggio in un incontro organizzato questa mattina a Roma dall’associazione Iscom, legata all’Università Santa Croce. Il sacerdote si rifà al motto che è stato scelto per il Madagascar, “Seminatore di pace e di speranza”. E spiega: “Il Papa è il seminatore di speranza che ci aiuterà ad affrontare le difficoltà della vita. È un seminatore di pace che ci incoraggerà a costruire un rapporto vitale con gli altri ed è un seminatore di riconciliazione che si spronerà a perdonare gli altri”. Nel logo che è stato realizzato per questa visita, il Paese è rappresentato dalla palma del viaggiatore, “Ravinala”, e dall’albero di baobab. Anche qui figura il Papa e le immagini di alcuni santi, a testimonianza di un Paese di discepoli missionari e testimoni della fede fino al martirio. Padre Hasimana ricorda che la Chiesa cattolica in Madagascar ha conosciuto una storia “brutale” di martirio con l’uccisione dei missionari francesi. Lo scorso anno è stato beatificato Lucien Botovasoa, maestro elementare e terziario francescano, ucciso il 14 aprile 1947 perché cristiano nel periodo di persecuzioni che accompagnò l’indipendenza dell’isola. Tra i problemi del Paese, povertà, crisi politica, gravissima deforestazione che ha raggiunto addirittura il picco dell’80% del patrimonio forestale ed una siccità che mette a dura prova l’attività agricola. “Tutto questo genera nel Paese il grave problema della sicurezza che il governo – dice padre Hasimana – cerca di controllare”. Nonostante i problemi, la Chiesa in Madagascar “è viva, piena di speranza, cresce”. “Cosa ci aspettiamo da Papa Francesco? Che ci incoraggi a vivere la fede. Il suo insegnamento, sulla povertà, sull’uguaglianza, ci tocca nel profondo. È uno di noi che arriva a casa”.

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