Golfo Persico: Scaglione (giornalista), “i falchi di Washington dovrebbero stare attenti”

Sulla escalation di tensione che si sta generando in Golfo Persico “i falchi di Washington dovrebbero stare attenti”. A dirlo è il giornalista Fulvio Scaglione, già vice direttore di Famiglia Cristiana. Nella giornata di ieri due navi petroliere sono andate a fuoco a largo dell’Oman dopo il sabotaggio neanche un mese fa di altre due unità saudite. Appena la notizia si è diffusa, ieri, il segretario di Stato Mike Pompeo ha accusato subito gli iraniani minacciando risposte “economiche e diplomatiche”. “Quando gli americani hanno applicato le sanzioni contro l’Iran – commenta il giornalista al Sir -, gli iraniani si sono detti pronti a bloccare lo stretto di Hormuz che è importantissimo per il commercio marittimo internazionale come si vede proprio per il transito delle petroliere. Se sia stato un vero attacco oppure no, tutti dovrebbero calmare i toni perché la coazione a ripetere è disastrosa. Gli Stati Uniti devono capire che l’Iran di oggi non è l’Iraq del 2003, molto diviso all’interno. L’Iran è un Paese che gode una grande compattezza religiosa, politica ed ha un forte senso patriottico. Anche il tema del nucleare, come abbiamo visto, è capace di compattare l’opinione pubblica iraniana anziché dividerla. Ricordiamo che l’Iran ha subito le sanzioni dal 1979 al 2015 e non è crollato e che in più il Paese oggi ha delle forze armate, ufficiali e non, molto sperimentate in vari conflitti. È chiaro che la macchina militare americana può travolgere qualsiasi ostacolo ma quale sarebbe il prezzo?”. Le ricadute della tensione per il Vecchio continente sono già in atto secondo Scaglione: “Dopo le sanzioni all’Iran l’Europa è stata costretta a sfilarsi da tutti i commerci con Teheran per paura di sanzioni. La nostra volontà politica è molto limitata”.

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