Tabaccaio Ivrea: mons. Cerrato (vescovo), “vicenda drammatica che esige ponderate riflessioni” ma “la gente si sente sempre più minacciata”

Una vicenda “drammatica” con “tanti aspetti” che “esigono ponderate riflessioni in vari ambiti: fra l’altro da parte della Giustizia che sta facendo il suo corso”. Così mons. Edoardo Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea, commenta al Sir l’uccisione da parte di Franco Iachi Bonvin di uno dei ladri che la notte tra giovedì e venerdì scorso hanno tentato un furto nella sua tabaccheria. Dopo la morte del giovane moldavo, Bonvin è indagato per eccesso colposo di legittima difesa. L’11 giugno si è svolta a Pavone Canavese, il paese del tabaccaio, una fiaccolata di solidarietà nei suoi confronti con lo slogan “Siamo tutti Franco”. Mons. Cerrato richiama una riflessione di Francesco Bonini, pubblicata nei giorni scorsi sul Sir, e riferisce che “l’opinione diffusa tra la gente con cui ho parlato – gente comune, che vive la vita di tutti i giorni, con i problemi che non su tutti pesano in eguale misura – è ciò che in forma alta e ragionata ha scritto Francesco Bonini”, ossia che “il corpo medio della società si sente sempre più minacciato”. “Dell’uccisione di un uomo si dichiara pentito lo stesso uccisore – osserva -; ed è comprensibile. Ciò che molti sottolineano, però, è l’esasperazione a cui è giunta questa persona, sottoposta più volte, nella sua attività commerciale, ad azioni come quella finita in tragedia”. “E parlando di esasperazione molti – senza uguale proprietà di termini e ampiezza di analisi, certo – parlano di ciò che Bonini scrive: ‘Questo malessere, questo problema di dis-ordine non si può superare semplicemente curando i sintomi, cosa che peraltro resta necessaria”. “In drammi come quello di Franco e Ion risaltano diritti e doveri fondamentali: la vita, innanzitutto, e la giustizia. E di conseguenza la sicurezza, l’ordine, insomma il buongoverno nelle democrazie. Che è il vero convitato di pietra di questo tempo complicato. Il corpo medio delle società europee e occidentali, ovvero coloro che stanno nel mezzo, si sente sempre di più disorientato, dunque minacciato e impaurito. Non sono solo motivi economici: la psicologia sociale ci avverte che quando vengono meno riferimenti e nessi morali collettivi la confusione si accresce’”.

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