Sea Watch: Naso (Fcei), “hanno ragione a non riportare i soccorsi in Libia, non c’è alcun porto sicuro”

“Condividiamo la scelta di Sea Watch di non riportare in Libia i migranti soccorsi e salvati nel Mediterraneo per la semplice ragione che in Libia non c’è alcun porto sicuro”. Lo dichiara Paolo Naso, coordinatore di “Mediterranean Hope”, il Programma rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Ad attestare questo fatto, sottolinea Naso, è “l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu e lo confermano le cicatrici sui testimoni che arrivano a raccontarci l’inferno libico”. “Le persone che abbiamo incontrato e accolto in questi anni – ricorda il coordinatore di Mediterranean Hope – descrivono un Paese in cui si pratica sistematicamente la tortura, un Paese in guerra, costellato di centri di raccolta e detenzione in cui sono negati fondamentali diritti umani”.
“Di fronte a questa tragedia, come cristiani – evidenzia Naso – non possiamo voltarci dall’altra parte e per questo solidarizziamo con chi continua a praticare accoglienza e solidarietà”. “Lo facciamo – prosegue – insieme a tante Chiese protestanti europee – ad esempio la Chiesa evangelica tedesca che proprio nei giorni scorsi ha visitato l’equipaggio della Sea Watch nel porto di Licata – che insieme a noi sostengono i nuovi samaritani che, di fronte a persone ferite e perseguitate, non proseguono sulla loro strada ma, evangelicamente, le soccorrono e se ne fanno carico”.

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