Notizie Sir del giorno: Papa su giornata poveri e ai rappresentanti pontifici, vescovi Usa su migranti, Premio Ue per la società civile alle pari opportunità, occupazione in lieve crescita, telecamere in classe

Papa Francesco: messaggio Giornata mondiale poveri, ancora oggi “gente arrogante” dà “la caccia ai poveri”

“La crisi economica non ha impedito a numerosi gruppi di persone un arricchimento che spesso appare tanto più anomalo quanto più nelle strade delle nostre città tocchiamo con mano l’ingente numero di poveri a cui manca il necessario e che a volte sono vessati e sfruttati”. Con queste parole il Papa, nel messaggio per la terza Giornata mondiale dei poveri – che quest’anno si celebra il 17 novembre sul tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa” – traccia un parallelo tra “la condizione del povero e l’arroganza di chi lo opprime”, presente nei Salmi ma purtroppo ancora dolorosamente attuale. “Restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita”, il compito allora come oggi, per rispondere alla “domanda che si rincorre nel corso dei secoli fino ai nostri giorni: come può Dio tollerare questa disparità? Come può permettere che il povero venga umiliato, senza intervenire in suo aiuto? Perché consente che chi opprime abbia vita felice mentre il suo comportamento andrebbe condannato proprio dinanzi alla sofferenza del povero?”. (clicca qui)

Papa Francesco: ai rappresentanti pontifici, “è brutto vedere un nunzio che cerca il lusso”

“È brutto vedere un nunzio che cerca il lusso, gli indumenti e gli oggetti ‘firmati0 in mezzo a gente priva del necessario. È una contro-testimonianza. L’onore più grande per un uomo di Chiesa è quello di essere ‘servo di tutti’”. Sono nette e inequivocabili le parole del Papa, nel testo consegnato durante l’udienza concessa oggi ai rappresentanti pontifici, messi in guardia dalla “tentazione del servo malvagio”. “Il nunzio cessa di essere ‘uomo di Chiesa’ quando inizia a trattare male i suoi collaboratori, il personale, le suore e la comunità della nunziatura come un cattivo padrone e non come padre e pastore”, il monito di Francesco, secondo il quale “è triste vedere taluni nunzi che affliggono i loro collaboratori con gli stessi dispiaceri che loro stessi hanno ricevuto da altri nunzi quando erano collaboratori. Invece i segretari e i consiglieri sono stati affidati all’esperienza del nunzio perché possano formarsi e fiorire come diplomatici e, se Dio vuole, in futuro come nunzi”. “Essere uomo di Chiesa richiede anche l’umiltà di rappresentare il volto, gli insegnamenti e le posizioni della Chiesa, cioè mettere da parte le convinzioni personali”, l’indicazione del Papa. (clicca qui)

Usa: vescovi sui migranti, “alzare la voce contro azioni ostili, servono politiche più umane”

(da New York) È l’arcivescovo di Los Angeles Josè H. Gomez, vicepresidente della Conferenza episcopale americana, ad aggiornare l’assemblea dei vescovi riuniti a Baltimora sulla politica migratoria del Paese e sulle scelte fatte dalla Chiesa. Mons. Gomez comincia con i numeri: a maggio di quest’anno sono 84.542 le famiglie arrivate negli Usa dal confine meridionale, ben 30mila in più rispetto a marzo; mentre i singoli migranti arrivati in maggio sono 144mila; in gennaio erano appena 58mila. “Abbiamo bisogno del vostro sostegno, abbiamo bisogno della vostra voce contro azioni ostili verso i migranti e serve impegno a favore di politiche più umane”, è l’appello che l’arcivescovo lancia ai confratelli. Le comunità di El Paso, Rio Grande, Laredo, Yuma, Tucson si trovano a fronteggiare situazioni drammatiche senza ricevere alcun supporto dal governo e “abbiamo bisogno di più volontari” insiste mons. Gomez. Occorrono servizi legali, assistenza umanitaria e soprattutto “serve una tregua” da viaggi sfibranti, minaccie per la vita, miseria. Ai porti di ingresso, gli unici autorizzati a ricevere le richieste d’asilo, le file sono lunghe e i tempi di attesa insostenbili. Ciò che preoccupa la Chiesa americana non sono solo le frontiere, poiché anche i migranti, già stabili nel Paese, si sentono minacciati costantemente da una legislazione che non tutela le famiglie e sta erodendo la protezione dei minori. Anche chi è regolare è penalizzato nell’accesso alla casa e ai benefici sociali, mentre i richiedenti asilo vedono allungarsi all’infinito i tempi processuali che li costringono ad una vita in bilico e all’incertezza costante. (clicca qui)

Ue: Comitato economico e sociale, dedicato alle pari opportunità il Premio per la società civile

(Bruxelles) “Più donne nella società e nell’economia europee” è il tema dell’edizione 2019 del Premio per la società civile promosso dal Comitato economico e sociale europeo (Cese): da ora e fino al 6 settembre si possono presentare le candidature di “iniziative e progetti innovativi con cui la società civile si batte a favore delle pari opportunità tra donne e uomini e della loro parità di trattamento in tutti gli ambiti della vita economica e sociale”, recita il bando. Possono candidarsi le organizzazioni della società civile ufficialmente registrate nell’Ue e attive a livello locale, nazionale, regionale o europeo, ma anche privati cittadini. In palio per questa undicesima edizione del premio, ci sono 50mila euro, da ripartire tra un massimo di cinque vincitori. “Sessant’anni dopo l’impegno assunto dall’Ue nel Trattato di Roma di eliminare il divario retributivo di genere, tale divario è ancora ampio, aggirandosi intorno al 16%, mentre il divario pensionistico di genere è addirittura pari al 38%”, spiegano dal Cese. “Le donne rappresentano il 51% della popolazione dell’Ue, ma solo il 67% ha un’occupazione e, tra gli imprenditori, la percentuale di donne è del 31%. Si registrano addirittura “segnali di regresso in materia di diritti delle donne in Europa negli ultimi anni”, mentre le stime dicono che “ci vorrà più di un secolo perché le donne ottengano un pari trattamento”. Di qui l’impegno politico del Cese, e il premio, a favore della parità tra donne e uomini in Europa (informazioni e modulo per la candidatura su http://www.eesc.europa.eu/civilsocietyprize/). (clicca qui)

Educazione: mons. Crociata (Commissione Cei), “più complessa e urgente di 10 anni fa”

“Invitare i confratelli vescovi e le Chiese in Italia ad assumere il compito educativo, che ha accompagnato il decennio che va a concludersi, come componente essenziale della loro missione pastorale”. Così mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, spiega l’obiettivo del seminario di studio “Crescere nella Babele dei messaggi ‘educativi’”, promosso questa mattina a Roma, presso la sede della Cei, dalla stessa Commissione in collaborazione con gli Uffici nazionali per l’educazione, la scuola e l’università; per le comunicazioni sociali; per la pastorale della famiglia; per la pastorale del tempo libero, turismo e sport; per la pastorale delle vocazioni e con il Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica. Oggi, spiega Crociata, la cura educativa è “più complessa e urgente di dieci anni fa”; occorre pertanto “fare il punto sull’educazione oggi per comprendere come promuoverla e accompagnarla”. Questo “nell’esplorazione di tre prospettive educative sulla comunità ecclesiale e sulla scuola”. L’incontro odierno, prosegue il presule, “nasce dall’esigenza di aggiornare la comprensione di società come ambiente educativo in senso lato. La scelta dei temi da trattare ha privilegiato la dimensione mediatica intesa non come un settore ma come una corrente di comunicazione determinante e pervasiva nel tessuto sociale e nella mente delle persone”. (clicca qui)

Lavoro: Istat, nel I trimestre 2019 occupazione in lieve crescita (+0,1%). Giù il tasso di disoccupazione (10,4%)

“Nel primo trimestre 2019 si stima un aumento dell’occupazione a cui si associa il calo della disoccupazione e dell’inattività. L’input di lavoro utilizzato complessivamente dal sistema economico (espresso dalle ore lavorate di Contabilità nazionale) registra un aumento di 0,7% su base congiunturale e di 1,5% in termini tendenziali”. Lo rileva oggi l’Istat, diffondendo i dati su “Il mercato del lavoro” relativi al I trimestre 2019. “Gli occupati stimati dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, pari a 23 milioni e 230mila persone al netto degli effetti stagionali, sono in aumento rispetto al trimestre precedente (+25mila; +0,1%); la crescita riguarda il Centro e soprattutto il Nord (+0,1% e +0,4%, rispettivamente) a fronte di un calo nel Mezzogiorno (-0,3%)”.
Stando ai dati diffusi, il tasso di occupazione sale al 58,7% (+0,1 punti), sintesi dell’aumento per le donne (+0,3 punti) e della stabilità per gli uomini; alla crescita del Nord (+0,4 punti) si contrappone la diminuzione nel Centro e nel Mezzogiorno (-0,1 punti in entrambi i casi)”. L’aumento congiunturale del numero di occupati è il risultato della crescita dei dipendenti permanenti (+47mila, +0,3%) e degli indipendenti (+7mila, +0,1%) a fronte di una flessione dei dipendenti a termine (-29mila, -1,0%). Il tasso di disoccupazione, dopo la crescita dello scorso trimestre, diminuisce in termini congiunturali portandosi al 10,4% (-0,2 punti); il tasso di inattività rimane stabile al 34,3% in tre mesi. In un anno, tra i giovani di 15-34 anni torna a crescere sia il numero di occupati (+31mila; +0,6%) sia il tasso (+0,5 punti), il tasso di disoccupazione scende al 20,3% (-0,9 punti) e quello di inattività rimane stabile al 48,8%. (clicca qui)

Accoglienza: Miraglia (Arci), “maggioranza di italiani non si rispecchia nell’odio e nella paura”

“Pensiamo che ci sia una maggioranza di italiani che è a favore dell’accoglienza, a favore dei diritti della Costituzione, una maggioranza che non si rispecchia nell’odio e nella paura”. Così Filippo Miraglia, responsabile immigrazioni dell’Arci, intervenendo a Roma alla conferenza di presentazione della Campagna #IoAccolgo. La campagna vede la partecipazione di 46 associazioni italiane e internazionali, il cui denominatore comune è la volontà di creare ponti e non muri: “Non vogliamo arrenderci a un Paese dove i porti sono chiusi e non vogliamo arrenderci al fatto che questo sia diventato il modo per raccogliere consensi.” Il responsabile immigrazioni dell’Arci sottolinea la necessità e l’urgenza di rendere visibile questa parte di Italia attiva e in fermento: “Facciamo appello a tutti i cittadini perché oggi salgano sulla nostra barca con tutti quelli che si sentono minoranza in un contesto in cui prevale odio”. Dati alla mano, Miraglia ha precisato come l’Italia sia al quattordicesimo posto come Paese per accoglienza rifugiati. “Non possiamo continuare a fare le vittime, chiedendo aiuto all’Unione europea, ben sapendo che se ci fosse una distribuzione equa a noi spetterebbero più migranti da accogliere. Per questo vogliamo raccontare la verità. Questa campagna è un’opportunità per tutti coloro che vogliono far emergere i diritti”. Infine Miraglia ricorda che l’essenza di una democrazia si declina nella partecipazione del popolo: “Chiediamo a tutti di partecipare. Pensiamo che anche così politica, cultura e giornalisti rappresenteranno l’Italia in un modo migliore”. (clicca qui)

Telecamere in classe: Colombo (Forum famiglie), “servono serio sistema di accreditamenti e formazione educatori e insegnanti”

“Come Forum non siamo favorevoli: l’introduzione delle telecamere in classe è una sconfitta educativa che potrebbe alimentare la tentazione di demandare ad uno strumento la soluzione della questione rapporto genitori-docenti; una relazione di fiducia faticosa da costruire ma necessaria”. Maria Grazia Colombo, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e delegata per la scuola, commenta al Sir la norma dello Sblocca cantieri che prevede l’introduzione di telecamere in asili, scuole dell’infanzia e case di riposo. “Come fa un genitore – si chiede – a non accorgersi guardando il proprio bambino, oppure nel rapporto con l’insegnante, se c’è qualcosa di ostico, qualcosa che non va?”. Ciò che conta, afferma, è “costruire un  rapporto tra educatori e genitori nell’ambito di un clima di stima educativa reciproca, e questo vale dal nido fino alla scuola secondaria di secondo grado, pur con modalità del tutto diverse”. Per Colombo, “non si può barattare l’alleanza educativa, difficilissima ma che è l’unica strada, con questi sistemi che sono scorciatoie”. Come prevenire, allora, gli episodi di violenze a scuola di cui parla la cronaca, l’ultima notizia è di oggi, in un asilo in provincia di Brescia? “Occorre agire a monte, prevenire – risponde la vicepresidente del Forum – con un serio sistema di accreditamento e investendo nella formazione di educatori e insegnanti. È più impegnativo, ci vuole più tempo però è questo il vero investimento da fare”. (clicca qui)

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo