Mafia e corruzione: il viaggio di “LiberaIdee” arriva in Belgio, Francia, Germania e Romania

Il viaggio di “LiberaIdee” arriva in Europa con tappe a Marsiglia,Berlino, Parigi, Bruxelles e Bucarest per presentare la ricerca sulla percezione della criminalità organizzata e della corruzione in Belgio, Francia, Germania e Romania. I dati per la ricerca di Libera sono stati raccolti tra la fine del 2018 e 2019 da attivisti afferenti alle associazioni impegnate nell’azione di contrasto e sensibilizzazione alla criminalità organizzata in Europa: “Basta! – Belgian Antimafia: Steps Towards Awareness” in Belgio, “Mafia Nein Danke” in Germania, “DeMains Libres” in Francia, “Funky Citizens” in Romania che sul tema afferiscono e collaborano con la rete europea “Chance – Civil Hub Against OrgaNized Crime in Europe”, promossa da Libera.
“L’analisi delle interviste – commenta Libera -, effettuate in Belgio, Francia, Germania e Romania, restituisce una fotografia aggiornata della percezione del fenomeno della criminalità organizzata e della corruzione nei singoli Paesi. Se volessimo categorizzare la percezione dei fenomeni criminali per come ci è stato riferito dalle interviste ai testimoni privilegiati in Belgio, Germania, Francia e Romania, liberando però il campo da quelli di mera delinquenza, potremmo categorizzarli in due contenitori rappresentativi: l’organized crime e l’underworld management”. Nel primo contenitore possiamo ascrivere tutte quelle pratiche che fanno riferimento ai crimini dei colletti bianchi, nel secondo si possono ascrivere tutte quelle attività che vedono il grande protagonismo soprattutto di bande e gang.
Per Libera, “è importante evidenziare come, laddove la presenza della mafie nei singoli Paesi è conclamata, altrettanto non può dirsi della percezione generale nell’opinione pubblica della sua pericolosità e pervasività”. La percezione condivisa, infatti, “continua pericolosamente a oscillare dall’alien conspiracy alla stigmatizzazione razzista del problema”, che porterebbero a liquidare “il problema criminale, soprattutto quello organizzato, a determinanti ‘culturali’ e/o ad ‘affari’ di immigrati”. La criminalità di questo tipo, ancor di più quella dei clan e quindi anche quella mafiosa, è, dunque, letta “come ulteriore fattore esemplificativo distintivo dell’etnicità degli immigrati stessi. Troppo spesso i crimini di questo tipo sono inquadrati nella pubblica opinione come questioni che riguardano i russi, gli africani, i nomadi e quant’altro”. Secondo Libera, “questa operazione di stigmatizzazione, di labelling culturale e territoriale, che comprende una radicale riluttanza all’utilizzo del termine ‘mafia’ e una contemporanea incapacità definitoria dei fenomeni di questo tipo, però, non fa giustizia del fatto che buona parte dei sodali delle organizzazioni criminali stesse sono cittadini residenti nei Paesi oggetto d’indagine e, dunque, francesi, tedeschi, belgi e romeni”.

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