Educazione: Padula (Copercom), “passare dalla riflessione sui media alla riflessione sull’uomo come essere mediale”

“I media concepiti in chiave tradizionale non esistono più”. Ognuno di noi “incarna un ruolo sociale e questa dimensione sociale è costruita su meccanismi di autorappresentazione e di autonarrazione: traduciamo i nostri sentimenti in contenuti web”. In questo modo “la sfera privata esplode in quella pubblica”. A delineare lo scenario è Massimiliano Padula, docente alla Pontificia Università Lateranense e presidente del Copercom, intervenuto al seminario di studio “Crescere nella Babele dei messaggi ‘educativi’” in corso a Roma, presso la sede della Cei, per iniziativa della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, in collaborazione con alcuni Uffici nazionali. In questo orizzonte, “come ricominciare ad educare nell’era digitale?”, l’interrogativo posto dal relatore. Anzitutto “distinguendo tra miti e fatti”. “Partecipa, mesciappa (da mash up, mescolare), tagga e hashtagga, racconta storie (concetto di story telling)”: questo l’identikit della “Web generation” tracciato da Padula che indica la velocità come tratto dominante della nostra società e sottolinea l’importanza, nell’ambiente del web, di “possedere la conoscenza critica per capire e interpretare le informazioni”.“Occorre – avverte – rimodulare la contemporaneità alla luce dei media che sono nostre proiezioni, passando dal paradigma del tecnocentrismo a quello dell’ecologia. La medialità siamo noi, l’insieme di uomini e donne che si trovano a convivere con dispositivi tecnologici”. Padula mette in guardia dal rischio di “plus-umanizzarsi” insito nei social, ossia di “radicalizzare la propria umanità evitando confronti e consolidando a forza le proprie posizioni senza innescare i filtri tipici della socialità: pazienza e buon senso”. Di qui la presenza sui social di odio, stalking, cyberbullismo, revenge porn. Ripercorrendo la parabola della relazione persone–media, che sintetizza in questi termini: “Educati dai media, educati con i media, educare ai media, educare con i media”, l’esperto spiega che l’ultimo passaggio è:Dobbiamo educare i media, cioè noi stessi, passando dalla riflessione sui media alla riflessione sull’uomo come essere mediale”. E “la meducazione è una disciplina dell’anima”, assicura; “ne hanno bisogno i giovani ma soprattutto gli adulti”.

 

 

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