Casa della Carità: Zamagni (Pont. Acc. scienze sociali), “passare dalla donazione al dono”

(Milano) “Dono e donazione non sono la stessa cosa. La donazione è un oggetto che può essere fisico, monetario. Il dono invece è una relazione. Per capire la differenza basta rivedere la storia di San Francesco d’Assisi: prima della sua conversione era tutt’altro che egoista, ma erano i suoi servi a fare l’elemosina ai poveri da parte sua. Poi si converte e il primo gesto che fa è andare ad abbracciare un lebbroso, condividerne il cibo, creare una relazione con lui. Non che la donazione non sia importante, tutt’altro, ma la forza di realtà come la Casa della Carità sta proprio nella logica del dono, della relazione”. A parlare è il professor Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, intervenuto questo pomeriggio alla presentazione del bilancio di sostenibilità 2018 della Fondazione Casa della Carità di Milano. Parlando di prospettive per il “Terzo settore”, Zamagni ha condiviso la sua contrarietà per un termine che non rende giustizia a molte realtà. “Il termine Terzo Settore sembrerebbe sottendere – ha spiegato l’economista – una sorta di subalternità del privato sociale alle Istituzioni da una parte e al mercato dall’altra. Ma non è vero e per capirlo basta guardare alla storia: a istituti come gli ospedali o le Misericordie, nati in Italia a partire dal 1200. La logica deve essere dunque quella di una sussidiarietà circolare dove le realtà interagiscono e si sostengono a vicenda”. Riferendosi alla riforma del Terzo Settore Zamagni ha precisato come si tratti di una “buona riforma, seppur non perfetta”, “ma per cui mancano ancora alcuni decreti attuativi”. “Penso alle prospettive che potrebbero aprirsi – ha concluso Zamagni – con l’introduzione di strumenti di finanzia sociale che sono previsti dalla legge: buoni sociali o titoli di solidarietà che, in futuro, potrebbero permettere a realtà come la Casa della Carità di ottenere risorse per investimenti contando sul sostegno della comunità e non dovendo invece continuare a bussare a mille porte, rischiando di perdere la propria libertà”.

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