Strutture sanitarie cattoliche: mons. Russo (Cei), “apriamo un cantiere sinodale” per definire identità e ruolo della sanità cattolica nel prossimo decennio

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Apriamo oggi un cantiere sinodale” per definire identità e ruolo della sanità cattolica nel prossimo decennio. Così mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, introducendo a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, la Giornata di studio su identità e ruolo delle strutture sanitarie cattoliche in Italia, promossa dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Mons. Russo richiama il documento “Le Istituzioni sanitarie cattoliche in Italia – Identità e ruolo” (2000) e sottolinea la necessità di “interrogarsi su che cosa sia, oggi, una struttura sanitaria che si definisca cattolica”. “In questo particolare momento storico in cui la sanità cattolica si trova ad affrontare sfide rinnovate, che parlano di difficoltà di gestione e di risorse scarse – osserva -, sono le rinnovate povertà a richiamarci ad un impegno ancora maggiore, più attento, più trasparente e sempre, ancora, incessantemente, rivolto all’uomo, centrato sulla persona”. Il segretario Cei mette in guardia da scandali e speculazioni: “Un solo episodio porta alla perdita di fiducia verso l’istituzione” e recuperarla “passa attraverso la presa di coscienza, la responsabilizzazione e l’impegno per un rinnovamento sostanziale”. Un percorso che “inizia dal rispondere con verità a due questioni di fondo che inquadrano l’identità e il ruolo delle strutture cattoliche”. Anzitutto “sapere chi siamo vuol dire identificarsi e, allo stesso tempo, distinguersi”. Il secondo e conseguente passaggio è: “Nell’epoca dei tagli alle risorse e dell’aumento delle fasce di soggetti vulnerabili, quale ruolo ha la sanità cattolica? Come essa può continuare a offrire il meglio della propria vocazione alla cura, al prendersi cura?”. “Apriamo oggi un cantiere sinodale – conclude mons. Russo – in cui chiediamo a voi, responsabili e operatori delle strutture sanitarie cattoliche, di definire insieme a noi, vescovi, un’identità che ci consegna un mandato preciso e che trova il suo compimento nell’azione pastorale in sanità della Chiesa nel prossimo decennio. Immaginiamo insieme i tratti comuni cui sia possibile fare riferimento e ridefinire quella che non è solo una veste, ma un habitus”.

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