Strutture sanitarie cattoliche: mons. Mistò (Santa Sede), “fare squadra e realizzare sinergie”. Allo studio un “contratto di rete”

“Oggi siamo di fronte ad un passaggio congiunturale e strutturale di ampia portata che chiede una riflessione ecclesiale più approfondita e scelte coraggiose. Per uscire dalla crisi in cui versano non poche strutture sanitarie cattoliche è imprescindibile un forte impegno nella comunione tra queste realtà, collaborazione che deve fondarsi e radicarsi in un profondo senso di Chiesa”. Insomma, “fare rete tra soggetti che condividono la medesima ispirazione cristiana”. Non ha dubbi mons. Luigi Mistò, presidente della Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa presso la Segreteria di Stato della Santa Sede, intervenuto all’odierna Giornata sulle strutture sanitarie cattoliche promossa all’Università Lateranense dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Mistò mette in guardia dal rischio isolamento: “L’unico modello sostenibile – assicura – è quello che tenta di realizzare sinergie al fine di garantire la continuità assistenziale. Per questa nuova e indispensabile progettualità si deve agire insieme come un unico corpo, fare rete, fare squadra perché il carisma di ciascuno sia ricchezza per gli altri”. Per “continuare ad avere una presenza qualificata come sanità cattolica nel panorama della sanità”, sostiene il presidente della Commissione vaticana, occorre “mettere a disposizione degli altri la propria eccellenza per creare qualcosa di più della semplice somma delle parti”. Guardando all’estero e, in particolare, all’esperienza di rete maturata negli Stati Uniti, Mistò annuncia che l’organismo vaticano sta studiando e valutando una sorta di “contratto di rete”.

 

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