Siria: p. Jallouf (parroco Knaye), “se il governo arrivasse a Idlib, i civili che andrebbero verso il confine al massimo sono 100mila”

“Non è tutto il popolo a rischio, ma solo dove adesso stanno combattendo il governo e i ribelli, ma questa zona è già quasi vuota. Tutto il popolo che vive nelle nostre zone vuole che la guerra finisca presto. Tanti non vanno via, rimangono. Se il governo dovesse arrivare a Idlib, i civili che andranno verso il confine al massimo sono 100mila”. Lo dice al Sir padre Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino di Knaye, uno dei tre villaggi cristiani della Valle dell’Oronte, nella provincia di Idlib, in Siria, smentendo quanto avrebbe detto Pamos Moumtzis, coordinatore regionale umanitario dell’Onu per la Siria, come riportato dai media panarabi, sui civili a rischio nel nord-ovest della Siria – fino a due milioni – a causa dell’offensiva militare russa e governativa in corso da quasi due mesi. “In questo momento – aggiunge padre Jallouf – non ci sono attacchi forti”.
Adesso, afferma padre Hanna, “la situazione da noi è più o meno calma: sentiamo da lontano un po’ di bombardamenti, ma non c’è niente di spaventoso”. Il religioso è l’unico frate che al momento si trova nella provincia di Idlib perché le strade sono chiuse: “Questo fatto provoca problemi nell’approvvigionamento di viveri e anche nello spostamento delle persone: chi vuole andare a ritirare la pensione, chi ha pratiche da fare o chi è ammalato e deve andare in ospedale – qui non ce ne sono di specialistici come non ci sono medici specializzati – si trova in difficoltà, è tutto fermo. Abbiamo solo una strada aperta verso Aleppo, ma da noi fino ad Aleppo sono necessarie trenta ore di auto. Solo le persone sane e forti riescono a viaggiare, per chi è sofferente è rischioso affrontare questo viaggio. Prima di Pasqua un malato è andato ad Aleppo e, dopo solo quattro ore dall’arrivo, è morto d’infarto”. Dai media è stata rilanciata anche la notizia che nel nord della Siria sono stati incendiati i campi di grano, pronti per il raccolto. “Anche questa è una notizia gonfiata – dichiara il francescano -. Non è il governo che ha fatto questo, ma i ribelli curdi che hanno chiesto ai contadini sunniti nella zona dell’Eufrate di prendere i raccolti del grano. Chi tra i contadini non ha accettato di consegnare il grano ha avuto il campo bruciato, ma, secondo quello che riusciamo a sapere, non dovrebbero essere molti”.

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