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Messico: messaggio vescovi su accordo con Usa, “dispiegare seimila guardie alla frontiera Sud non è la soluzione, non trasformiamoci noi stessi in muro”

“Non si tratta soltanto di migranti: è in gioco la nostra umanità”. Si intitola così il messaggio diffuso ieri dalla Conferenza episcopale messicana (Cem), in merito all’accordo raggiunto dai Governi del Messico e degli Stati Uniti in merito alla politica migratoria e ai dazi commerciali. Un giudizio non certo benevolo, quello dei vescovi, che esprimono “preoccupazione per la mancanza di accoglienza realmente umanitaria ai nostri fratelli migranti, la quale riflette le nostre convinzioni in materia di riconoscimento e protezione dei diritti di tutti gli esseri umani in modo uguale”.
Nel messaggio, firmato dal presidente della Cem, mons. Rogelio Cabrera López, e dal segretario generale, mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, si legge che “dispiegare seimila effettivi della Guardia nazionale alla frontiera Sud non è una soluzione radicale che affronti le vere cause del fenomeno migratorio”. Piuttosto, si devono “combattere la povertà e la diseguaglianza in Messico e in America Centrale”, cosa che è stata “sostituita da timore di fronte all’altro, che è nostro fratello”.
Del resto, “se come messicani abbiamo condannato la costruzione di un muro non possiamo noi stessi convertirci in questo stesso muro”.
Certo, è positivo l’accordo raggiunto per l’aspetto che evita l’imposizione dei dazi sui prodotti messicani (è stata questa la “pistola puntata alla tempia” da Trump al presidente messicano López Obrador), tuttavia, in questo momento storico “non si deve tentennare nel proporre uno sviluppo umano integrale per il Centroamerica e il Sudest messicano”, attraverso una strategia da costruire con gli organismi internazionali e gli altri Paesi centroamericani.

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