Commercio di armi: Simoncelli (Archivio Disarmo), “chiudere i porti alle navi che le trasportano è possibile”

Sarebbe davvero possibile chiudere i porti alle navi che trasportano armi? “Quando c’è la volontà politica questo può avvenire senza problemi”, afferma in una intervista al Sir Maurizio Simoncelli, vicepresidente Archivio Disarmo, commentando l’appello di ieri di Papa Francesco nel suo discorso alla Roaco. “Sono decisioni politiche – osserva Simoncelli -. Precedenti ci sono: lo stesso governo italiano a suo tempo bloccò la vendita di navi militari all’Iraq di Saddam Hussein, nonostante fosse già stata in parte pagata con un congruo acconto. Gli equipaggi iracheni si stavano già addestrando sulle nostre navi, ferme nei porti, poi scoppiò la guerra del Golfo, quando l’Iraq attaccò il Kuwait e l’Italia bloccò la vendita. In parte le prese la Marina militare, in parte sono state vendute ai Paesi dell’Estremo Oriente”.  Le parole del Papa, prosegue, “si basano su uno slogan che condividiamo totalmente: no porti chiusi alle persone, sì porti chiusi alle armi. Soprattutto perché l’Italia esporta i tre quarti delle sue armi ai Paesi che non appartengono alla Nato né all’Unione europea. E molti sono Paesi in situazione di instabilità o con regimi dittatoriali. Siamo fortemente sbilanciati verso l’Asia e il Medio Oriente, circa la metà delle nostre esportazioni. Sappiamo anche che le armi vanno nel Paese limitrofo e poi da lì transitano verso le zone di conflitto. Non è casuale che, da quando sono scoppiate le ‘primavere arabe’, nei conflitti in Siria e in Libia siano state acquistate armi anche dall’Italia. Sono vasi comunicanti”.  A livello informale si è costituito un coordinamento tra varie organizzazioni della società civile laiche e cattoliche che sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. In occasione dell’arrivo a Genova della nave saudita Bahri Yanbuc – che doveva caricare armi a rischio di essere destinate al conflitto in Yemen – c’è stata una mobilitazione dei portuali di Genova. Le navi cariche di armi che transitano nei porti del Mediterraneo sono “abbastanza frequenti”, spiega Simoncelli: “A giorni dovrebbe arrivarne un’altra della stessa compagnia, la Bahri, anche se non si sa quale carico contenga. È una flotta di navi che periodicamente fa questo percorso. Il trasporto ufficiale è noto ma a volte sono navi commerciali che magari trasportano armi e non lo sappiamo. Poi in questi casi vige la massima segretezza da parte delle autorità italiane ed è difficile avere informazioni in merito”.

 

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