Scarp de’ tenis: “Chi ha paura delle imprese sociali?”, primo piano nel nuovo numero della rivista di strada

Anteporre il benessere di tutti all’interesse di pochi: questa la missione delle cooperative sociali, realtà capaci di rispondere alla crisi dello Stato sociale curando le fragilità del nostro Paese. Alle cooperative sociali è dedicata la copertina del nuovo numero di “Scarp de’ tenis”, rivista di strada promossa da Caritas Ambrosiana e Caritas Italiana. Le cooperative sociale, si legge nella rivista, danno lavoro a circa 60mila persone, spesso senza altre possibilità, offrendo servizi a minori, anziani, disabili e migranti. “Oggi però queste realtà sembrano dare fastidio, finendo sotto attacco di una parte della politica”. “Opporre la relazione all’individualismo, la squadra all’interesse, il benessere di tutti agli interessi di pochi, lavorare per diventare imprenditori di carità, cercare modi alternativi per abitare una società che non sia governata dal dio denaro”: con queste parole – ricordate fra le pagine di Scarp – Papa Francesco si è rivolto ai soci della Confederazione delle cooperative italiane ricevuta in Vaticano per il centenario di fondazione. Negli anni più pesanti della crisi, le cooperative sono aumentate (passando da 50.691 nel 2007 a 59.027 nel 2015) e hanno creato lavoro (i dipendenti sono aumentati del 17,7%) “mentre le altre imprese chiudevano e quelle che rimanevano licenziavano”.
Federsolidarietà, che all’interno di Confcooperative riunisce un sistema di 6.042 imprese sociali e consorzi in cui lavorano 226.300 persone, ha visto crescere in cinque anni gli occupati (+23%); salire il numero di soci (+10,5%), aumentare il fatturato (+51%). “Le cooperative devono pero oggi fare i conti con una crisi di popolarità”. Alcune inchieste della Magistratura, prima fra tutte quelle su Mafia Capitale, hanno alimentato un sentimento di discredito indiscriminato. La politica ha fatto il resto: “Il danno d’immagine è stato enorme. Anche realtà importanti, con un ruolo sociale riconosciuto, hanno percepito un clima di sospetto attorno a loro che fino a qualche tempo fa nessuno avrebbe mai immaginato”, riconosce Massimo Minelli, presidente di Confcooperative Lombardia, tre le prime a reagire con un’alleanza per la legalità, lanciata per tenere fuori le “mele marce” dalla gestione dell’accoglienza. Il recente Decreto Sicurezza – spiega ancora Scarp – mette in strada migliaia di richiedenti asilo. Insieme a loro anche tanti cittadini italiani impegnati ad accompagnare i migranti lungo quei percorsi: psicologi, assistenti sociali, mediatori linguistici. “Solo per effetto del Decreto Sicurezza, nella cooperazione sociale saranno licenziati 550 dipendenti assunti a tempo indeterminato oltre a 350 lavoratori con contratti a termine”.
L’economista Luigino Bruni sottolinea: “L’Italia e l’Europa hanno risposto alle loro crisi epocali generando, dal basso, realtà associative che curavano le povertà, inserendole in tessuti sociali e comunitari diversi. Ora, nell’età dei social, la politica ha iniziato a pensare di poter servire il bene comune saltando la mediazione del civile per dar vita a un governo dei sondaggi e dei like dei singoli. Un mondo nuovo, dove le povertà vere non si vedono, non si capiscono e quindi non si curano”.

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