Mafia: Riccardi, “si vince con la forza debole dell’amore e del perdono”

È con un excursus attraverso parole, fatti, eventi e “certi silenzi imbarazzanti” che hanno caratterizzato i tanti anni di odio della mafia verso la Chiesa e di impegno della Chiesa contro la mafia e per la conversione dei mafiosi che Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è intervenuto alla giornata di riflessione promossa presso la Facoltà teologica di Sicilia ad un anno dalla lettera “Convertitevi!”, con la quale la Conferenza episcopale siciliana ha ripreso l’appello alla conversione lanciato da Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi di Agrigento. “Il documento dei vescovi dell’Isola – ha detto a Palermo – non è affatto rituale: trasuda la sofferenza di tanti siciliani, caduti, martiri; è colmo di istanze di cedimento e di paura, ma anche di resistenza; ne fa memoria. Ha la capacità straordinaria di rilanciare una visione cristiana di speranza”. E ha aggiunto: “La riflessione della Chiesa di Sicilia è importante nell’intero mondo dei cristiani, ben al di là della Sicilia, dell’Italia e della stessa Europa, perché è laboratorio ecclesiale e profetico che può essere utilizzato dall’intera umanità”. Resistenza e amore sono stati due degli elementi sui quali si è soffermato Andrea Riccardi, con l’occhio puntato su don Pino Puglisi e nell’orecchio le parole del compianto vescovo di Monreale, mons. Cataldo Naro. “Lo sappiamo per esperienza di chi ci ha preceduto che questa battaglia si vince con quella forza debole che la Chiesa custodisce: la forza debole dell’amore – ha detto il relatore -, del perdono, dell’impegno per l’uomo, della difesa della dignità”.
L’auspicio della giornata lo ha affidato a una frase ormai famosa che chiede di “rompere il silenzio con parole nuove”. “Lo ha fatto il Papa, lo ha fatto don Pino Puglisi, lo fa la Chiesa – ha detto Riccardi – che ci offre un grande contributo, perché parlare di mafia e di lotta ad essa e alla mentalità mafiosa vuol dire parlare di criticità ma innestandola con la speranza”.

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