Comunicazione: Corrado, serve “integrazione” tra i media cattolici. “La disinformazione è parte di noi, nei lettori sta venendo meno la passione per la verità”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(da Assisi) “La disinformazione è parte di noi. Ci siamo assuefatti alla riduttività con cui si leggono i fatti, compresi quelli religiosi”. A lanciare la provocazione, durante la prima giornata del Convegno Cei #Comunità convergenti, in corso ad Assisi fino all’11 maggio, è stato Vincenzo Corrado, direttore del Sir appena nominato vicedirettore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. “Non ci chiediamo più ciò che è vero o falso, se una notizia è vera o falsa”, ha proseguito il relatore: “Sono domande che iniziano a cadere anche in chi esercita la nostra professione, visto la velocità sempre crescente del flusso di informazioni in cui siamo immersi”. “Nei destinatari dell’informazione sta venendo meno la passione per la verità”, il grido d’allarme di Corrado: “e spesso è colpa nostra, perché non riusciamo più a trasmetterla. Se una cosa è vera o verosimile non interessa: nessuno si pone più la domanda se qualcosa sia reale o no, se accada veramente”. “Per avere un clic in più, ci stiamo autotradendo”, la tesi di Corrado: “Se non riusciamo più a trasmettere la passione per la verità, finiremo per perdere la nostra coscienza, che è la cosa più importante”. In realtà, invece, “i social nascono per favorire la comunità”, come scrive Papa Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra il 2 giugno: “la capacità progettuale è la cartina al tornasole”. “Parlare di sinergia tra i media cattolici – ha precisato Corrado – non significa ammucchiare diverse realtà. Io preferisco il termine ‘integrazione’, che preserva la specificità di ogni linguaggio. Non è pensabile che ‘sinergia’ significhi mischiare le carte e poi tirarle fuori da un mazzetto. Non significa appiattire gli strumenti perché così saranno vincenti. Significa avere una grande progettualità per non ricalcare modelli mediatici proposti da altri. Come media della Cei abbiamo una nostra specificità, e la vogliamo rispettare”.

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