Messico: emergenza migranti. P. López (Tapachula) al Sir, “situazione al collasso. Africani e cubani arrivano qui dal Nicaragua e sono bloccati da mesi”

Arrivano tutti a Tapachula. E lì si bloccano. La città del Chiapas, alla frontiera meridionale messicana, tradizionale punto d’approdo per i migranti che si propongono di attraversare il Messico per provare a raggiungere gli Stati Uniti, sta letteralmente scoppiando. L’allarme è stato lanciato ieri in un comunicato della Conferenza episcopale messicana, firmato anche da mons. Jaime Calderón Calderón, vescovo di Tapachula.
Padre Sergio López Méndez, coordinatore della Pastorale della Comunicazione della diocesi di Tapachula conferma che la situazione migratoria è ormai al collasso: “Il centro di accoglienza diocesano è stracolmo e attualmente vi si trovano trecento persone. Noi come Chiesa e neppure le autorità governative riescono a far fronte all’arrivo massiccio di migranti”.
Se, solo qualche mese fa, la città si è trovata ad accogliere le carovane provenienti dall’America centrale e soprattutto dall’Honduras, ora la situazione si è fatta molto più complessa, a causa delle mutate politiche migratorie di un altro Paese centroamericano, il Nicaragua. Spiega il sacerdote: “Le carovane dei centroamericani, certo, continuano ad arrivare, ma in misura minore rispetto alla fine del 2018. In questo momento ci sono tantissimi migranti africani, nel nostro centro di accoglienza sono la maggioranza, ma molti vivono in strada in situazioni davvero precarie. E poi ci sono i cubani, aumentati tantissimo negli ultimi mesi”.
Ma come arrivano in Messico questi “nuovi” migranti? “Vengono tutti dal Nicaragua, direttamente in autobus”, spiega padre López. Il Paese centroamericano, infatti, dall’inizio dell’anno ha cambiato i criteri per la concessione dei visti. In particolare, Cuba è stata inclusa nella categoria migratoria B, che permette di ottenere un visto turistico senza attendere l’approvazione della Direzione generale della Migrazione di Managua. Così, il Nicaragua è diventato il nuovo trampolino di lancio per i cubani che sognano di mettere piede negli Usa. Ma anche molti migranti africani sono riusciti a utilizzare la nuova rotta.
Poi, però, a Tapachula tutto si blocca: “Gli africani stanno aspettando un salvacondotto dall’Istituto nazionale per le migrazioni. I cubani sono in attesa di poter proseguire nel loro cammino da sei mesi”. Una situazione ormai insostenibile, mentre l’atteggiamento del Governo federale, benevolo nei primi mesi di governo di López Obrador, si è fatto ora molto più restrittivo: “Tanti vengono rinchiusi nei centri di detenzione e deportati”.

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