Cause dei santi: card. Becciu, “cambiamento provvidenziale” celebrare le beatificazioni a livello locale. Nessuna “fabbrica di santi”

“Un cambiamento provvidenziale, perché si dà occasione alle Chiese locali di essere protagoniste nella preparazione spirituale, pastorale e liturgica dell’evento”. Così il card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, definisce la scelta di celebrare le beatificazioni a livello locale, introdotta da alcuni anni. “È una festa di popolo in cui si può toccare con mano la fede viva della gente”, spiega il porporato sul sito web della Congregazione, che oggi festeggia i suoi primi 50 anni di vita con una Messa presieduta dallo stesso cardinale nella basilica di San Pietro, alle 17. “Il nuovo beato — o la nuova beata — diventa facilmente conoscibile, i credenti lo sentono più vicino, come uno di loro”, commenta il cardinale, secondo il quale, inoltre, “celebrare la cerimonia in loco aiuta poi a distinguere la canonizzazione dalla beatificazione. I due riti prima si celebravano a Roma, adesso, dopo le istruzioni di Benedetto XVI, le beatificazioni, presiedute da un rappresentante del Santo Padre, si svolgono nelle Chiese locali e le canonizzazioni, invece, sono presiedute dal Papa prevalentemente a Roma. La decisione di differenziare i due riti fu saggia e va ad arricchimento della Chiesa”. Ha ancora senso parlare di esercizio eroico delle virtù cristiane in società spesso secolarizzate? “Per la società secolarizzata già parlare di santità è difficile, immaginiamo soffermarsi sull’illustrazione delle virtù che devono essere vissute in maniera eroica!”, risponde Becciu: “Certamente è uno sforzo che tutti dobbiamo fare per spiegare una materia tanto delicata quale quella riferentesi alla santità con i termini attualmente in uso nella Chiesa. Questo però non toglie che si possa avviare una riflessione sull’opportunità di proporre una terminologia più adatta alla mentalità moderna”. Quanto all’accusa, per il dicastero che presiede, di essere una “fabbrica di santi”, il prefetto sceglie il registro dell’ironia per rispondere: “L’espressione può essere anche simpatica se presa nel senso positivo, cioè intesa quale luogo in cui si lavora tanto per arrivare alla seria e onesta presentazione di persone degne di essere proposte come sante. Avendo, grazie a Dio, un alto numero di candidati, la parola ‘fabbrica’ richiama l’idea di una rotativa in continuo movimento, con un’annotazione importante però: qui non si fa un lavoro accelerato a scapito della precisione, dell’approfondimento, della serietà. Ogni processo di beatificazione e canonizzazione ha i suoi tempi. L’ansia di finire in qualsiasi modo non ha senso e non esiste”. Attualmente, le cause in corso nella fase romana sono quasi millecinquecento, mentre quelle in fase diocesana sono più di seicento: “il fatto stesso che non tutte vadano in porto dimostra la serietà delle procedure”, commenta il porporato.

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